venerdì 9 marzo 2012

Il mio unico mostro.

C'è una bestia sottile dentro di me
un animale in grado di sconfiggermi
non c'è paura che mi uccida
ma in maniera del tutto irrazionale essa mi stritola
mi tiene lontano dalla vita
i miei muscoli vi cedono
il mio cuore si accelera e il respiro arranca
le gambe si fanno dure e le braccia fingono di alzare pesi enormi.
E' come una febbre che mi ustiona a freddo
mi rifiuto di curarmi
è nella mia testa
ma non posseggo il sistema per stanarla.
Conosco perfettamente il nome che porta
e un tempo riuscii ad allontanarla semplicemente chiamandola per nome
ma come per un incanto nero
essa è tornata più forte
e sapere chi è non mi permette più di tenerle testa
questo demonio silenzioso
capace di urlare così forte da non permettermi di sentire le voci
io non so più come esorcizzarlo.
Lo stordivo con l'alcool e mi pareva servisse quantomeno ad ammansirlo
adesso io non ho più armi
mi resta soccombere alla lotta
e forse abbandonarmi ad essa completamente
potrebbe portarmi in salvo
francamente non so.


Faye Goddard.

The Future. Austra.  

Milosevic. Mcallan. Dente.

Avrei voluto raccontare la mia generazione
ma non avrei voluto ritrarre i miei trent'anni come troppo spesso ho visto fare, per cui mi tenevo a distanza da tutto quel materiale che riuscivo a vedere
e che sentivo scalciare
e come la botte di Mcallan  diceva alla bottiglia
non sono ancora pronto.
Ascoltavo Dente
e mi pareva che lo ascoltassero tutti
perché non c'era troppo da starci appresso
e noi mi pareva che non avessimo troppo da stare appresso a niente
che fosse il lavoro
i soldi o l'amore
noi ce la prendevamo comoda
e ci pareva di riuscire a fare in modo che le cose succedessero per noi, tutte le volte
e ci sorprendevamo di riuscirci o meglio che le cose ci riuscissero da sole.
La nostra Napoli non era la Sarajevo degli anni novanta
di quel Milosevic di cui mi parlavano a scuola
processato dall'Aia
così non c'erano grosse prove di coraggio per testare chi era uomo e chi non lo era
e tutto era molto a parole, sarebbe stato meglio tacere spesso, ma non era facile non sentirli
abbaiare tutti sullo stesso osso.
La nostra vita era un lungomare
c'era poco da fare
stavamo così bene che a volte ci mancavano le parole per raccontare.

Faye Goddard.

 La battaglia delle bande. Dente.

mercoledì 7 marzo 2012

Di viaggi. Di amici e di cose che tengo per me.

Terrò sempre con me e per me i tuoi occhi azzurri
le tue mani sul mio torace
la voce di Pierpaolo Capovilla
la primavera di Napoli
le sere in terrazza
la prima birra di Dublino
i lavori dimmerda
Londra la sera da solo e non avere paura
avere diciannove anni in Danimarca e mio padre che non lo sapeva
tutte le donne che ho amato e quelle che ho perduto senza motivo
terrò sempre con me la tua saliva
Il Viaggio al termine della notte
e quella foto di Céline, di lui che giocava coi pappagalli
le mollette che tenevano fermi i fogli
tutti i miei romanzi orfani
e quelli soli nel mondo
la rabbia di mio padre
e le lacrime di mia madre
il sorriso del piccolo Francesco
e tutti i miei fratelli
con me la mia vita che vola dalla finestra
il mare in Spagna
la prima volta che ho sentito gli Strokes e quel viaggio in macchina
in giro per l'Italia ovunque ci fosse qualcuno con la voglia di ospitarci
le paure all'ambulatorio di domenica
domani ho un esame ma non ti preoccupare
le mansarde in cui mi sono fatto uomo
le bottiglie di Collinello rosso in tenera età
la mia band, salire sul palco prima dei Total Cahos
i miei amici
Fagotto e Tamburino
Anna e Giovanni
la prima di Moby Dick
tengo per me i ci vediamo presto
i mi sei mancata tanto
i sono tornato e vengo a vivere con te
la sofferenza, l'ansia che ne deriva e i sorrisi di pomeriggio
tengo per me il Brugal, la via che percorro e quella che spero d'imboccare
prima o poi
lontano come il sasso
lanciato da una fionda.

Faye Goddard.

Il Mondo Nuovo. Teatro degli Orrori. Album per intero. 

martedì 6 marzo 2012

La prospettiva del rinoceronte.

Tutti dovrebbero avere qualcuno pronto a dirti con trasporto che è tornato per restare. Stare insieme ha a che fare principalmente con lo svegliarsi accanto l’uno all’altro, credo che sia un privilegio più significativo che poter vedere nudo qualcuno. Mi è sempre mancata molto la dolcezza, una dolcezza priva di carnalità.
Guidando sotto la pioggia, continuai a pensare che lei avesse compreso certe cose più e meglio di me. Lei capiva che con tutta probabilità questo è l’unico corpo che ha, solo questo è il punto. Il che giustifica il tentativo di conoscerlo, di procurarsi dolore e capire tutte le soglie di ribrezzo; il corpo che ci è stato concesso ci appartiene e la dipendenza forse non ci darà un vantaggio sulla morte, ma di certo lambisce delle soglie dell’anima e ce le mostra, navigando di deriva in deriva fino al ritorno o al non ritorno evitando la castrazione. E forse è maggiormente delittuoso sprecare una vita senza capire chi siamo, che conservarci puri in attesa che non sia delusa una promessa. Dipendere non necessariamente da qualcuno o qualcosa, dipendere come una ghiandola che rischia l’atrofia. Dipendere orgiasticamente e fare man bassa, barbaramente inondare a piene mani e poi sentirsi davvero poco bene. Quando si dice procedere a un inventario morale profondo e coraggioso di noi stessi, che mi pare fosse il terzo o il quarto passo nel cammino degli alcoolisti anonimi verso una mistica sobrietà.
"Ho poco tempo" disse poi reggendo tra le mani due piccole mele acerbe
"quanto poco?"
"quanto sono grandi queste due mele"
"dipende da che prospettiva le si considera" dissi io  tentando di fare ironia, fingendo di non capire, ma lei risolse l'equivoco di Wittgenstein con poche semplici parole tenendomi fermo con lo sguardo, "dalla prospettiva di un rinoceronte" disse infine.

Faye Goddard.

Prospettiva Nevski. Franco Battiato. 


domenica 4 marzo 2012

Credo sia un addio Faye Goddard.

"Non si tratta di questo" disse
"non è amore ma seppure fosse amore non cambierebbe niente."
Fissava il grande palazzo che prepotentemente nuovo
si ergeva tra le vecchie case
stridendo che tutti finivano col paragonarlo ad un cazzotto in un occhio.
"non posso cambiare, smettere di essere come sono, restare in un posto, farmi una famiglia, avere un lavoro normale. Io non sono come te, lo capisci?"
Lo capivo, certo, ma ciò che non capisco è l'ostinazione a non governare la propria esistenza.
La voglia di paragonarsi alle foglie.
Non dire non posso, dici non voglio Faye, altrimenti non ha senso...
"allora non hai capito..."
forse no, davvero, forse no.
E' troppo facile dire che non ci si può fare niente, che non si può cambiare
che siamo fatti così, se non lo capisci, se non lo accetti allora resti indietro.
Quando le cose finiscono c'è sempre qualcuno che resta fermo e qualcun altro che si muove
e come una locomotiva parallela
quasi per un attimo ti pare che ti stia muovendo pure tu
ma è solo un effetto ottico.

Con e su Faye Goddard.

Quasi adatti. Tre allegri ragazzi morti. La testa indipendente.

venerdì 2 marzo 2012

L'anima Nubile.


L’anima nubile è alla morte promessa
come figli di una stessa casta
sposa
che non conosce il volto del marito.
Il reduce cieco di guerra
pugnala il vento.
Salmodieremo i ricordi per non abbandonarci. 




In morte di mia nonna Lea.

giovedì 1 marzo 2012

Con questo messaggio si rifece viva Faye Goddard.

Troverò forze che non sapevo di avere
troverò davvero il coraggio di alzarmi la mattina
di non tenermi tutto dentro
la comprensione per te
ma tu tienimi sobri i mi dispiace
caldi i non ti preoccuare
per le briglie i ti capisco
che non sfugga nessuna forma di comprensione
sono stata una merda
sono stato un truffatore
una persona pessima
la peggiore
ma troverò la forma per farmi perdonare
fino a quel momento non ti arrendere con me
ti voglio bene.

Faye Goddard.

Chiedo. Dente.