domenica 25 marzo 2012

Santi in sciopero.



Lanciavamo piccole emozioni a questo mondo girando con il materasso sulle spalle. I cuori aperti con le serrature a pezzi. Sognavamo io e te, ingenuamente. Le nostre danze quotidiane dentro le lenzuola come due folli, aggrappati alla paura che il tempo stava finendo. Le nostre promesse angoscianti, con l’ardore delle labbra, e il fumo delle sigarette, mangiando carne in scatola, ci aiutavano ad allungare i piedi e guardare l’alba di domani. I nostri racconti mentre ci consumavamo a vicenda sugli scogli del lungo mare, non erano parole dedicate alle onde del mare ma sputi in cielo che ripiombavano sulle nostre facce. Le minuscole gesta quotidiane che abbattevano la monotonia e l’ansia delle giornate, ci salvavano dai muri bianchi che ci circondavano. Il nostro amore che fioriva in questa città senza preghiera, chiusa ermeticamente dentro le coscienze prosciugate dai supermercati e dai motorini, ci chiudeva come una bomba a grappolo pronta a schiantarsi. Il tuo, il mio, il nostro, di noi, di noi ,di noi, di te, di me, di me e te, di noi tre, io con lui, tu con lui, noi con lei, lei tra me e te, avanti, dietro, il 69.L’orizzonte e il tramonto, erano applausi gelidi. L’ordine ti ha cancellato, ti ha espulso da questo grembo di normalità. L’amore è come il cane randagio che ogni notte al buio scava nei cassonetti dell’immondizia e ringhia con i denti da fuori a ogni passante, per paura di essere derubato. Cosi anche l’amore , mangia gli avanzi dell’altro. Le tope non guariscono un cuore e tu non puoi più correre e oggi non sei un miracolato perché i santi hanno scioperato, i loro miracoli erano sottopagati da un padrone senza pietà.

 Shpati.

 Somebody to love. Jefferson airplane.

sabato 24 marzo 2012

Ancora Marocco. Ponzio Pilato. Mescal.

Il sole in Marocco sembrava bloccato in mezzo all'orizzonte, costantemente del colore arancione.
Le avevano detto che c'erano stati dei problemi coi documenti, che doveva aspettare.
Passava molto tempo in terrazza, e guardava il paesaggio.
Il console britannico beveva tutti i giorni una bottiglia di mescal messicano.
Faye osservava il verme riemergere in superficie come un veliero in miniatura.
Era un uomo di poche parole e odiava essere lì.
Una volta disse che si sentiva come Ponzio Pilato, che capiva come doveva essersi sentito.
Per punizione fu trasferito
e ovunque avrebbe voluto essere
tranne che in Galilea.
"Sono quelle le situazioni in cui si commettono degli errori" disse
"il posto sbagliato, le persone sbagliate...
"nessuno dovrebbe fare quello che non vuole fare."


Faye Goddard.


La fretta di Annabell.

Le donne di Marrakech e i gatti del consolato.

Mi disse che le donne di Marrakech sono diverse da come uno poi finisce che se le immagina
molte non hanno il burqa
la faccia scoperta
i bambini per mano
nei mercati affollati.
Mi parlò dei lunghi scialli rossi
dei simboli nelle piazze
delle proteste contro il governo.
Beveva tè tiepido sulla terrazza del consolato
in compagnia di gatti silenziosi
aspettava il visto per tornare
non mi disse che ci era andata a fare
mi disse solo
che aveva voglia di tornare
e che presto lo avrebbe fatto.

Faye Goddard.

La voce di Joe Strummer. Cercando di ricordare.

 

giovedì 22 marzo 2012

Piccole Apocalissi.

Faye Goddard fa la svizzera e abita a Nuova York
fuori dalla sua camera con vista
progetta piccole apocalissi
come diceva Karl Kraus a proposito di quella Vienna
che non è per niente la nostra Vienna.
S'inabissava tra le carte
dall'orizzonte arrivava l'eco della Balena
una piccola rivista cinese
una redazione immaginaria
come quegli uffici postali di periferia
in cui lo stesso è postino, direttore e impiegato.


Faye Goddard.

La fretta. Il lavoro. Il treno.

L'ultima Bugia



Sei la prima bici senza rotelle di un bambino
Sei la prima canna da pesca di Sampei
Sei la prima pagina di un libro di Pennac
Voglio nidificare tra le tue gambe
Come un airone in volo verso sud
Come un pinguino su un’isola di ghiaccio
Come una tartaruga nella sabbia di Corfù
Voglio appisolarmi sul tuo ombellico
Come un gatto sul cuscino di un divano
Come un fringuello sul ramo di un ciliegio
Come un leone all’ombra di una roccia
Sei l’ultima canzone di un disco di Tom Waits
Sei l’ultima magia di un grande illusionista
Sei l’ultima bugia di un pigro bohemien.

Dwarves in China


I hope don't fall in love with you. Tom Waits.

martedì 20 marzo 2012

Tempi moderni.


Apri un libro, inizia a scavare le tue ombre nascoste su pagine bianche con scarabocchi a forma d’arlecchino. Cazzo, prendi la migliore poesia d’odio e scaglialo contro questo mondo fatto di uomini cornuti, bambine neonate in minigonna e papi bisognosi di carità, cani randagi che ballano a ritmo di samba, impasticcati fumati e drogati, razzisti perbenisti e fascisti, bisessuali, ermafroditi, omosessuali e vergine madonne che per una birra ti fanno un servizio che neanche tutte le seghe messe insieme riescono a pareggiare i conti. E pure questa notte si è consumato questo scempio di perbenismo e mestruazioni mentali. Tutti in fila. Piccoli animali che giocano alla libertà, come tronchi morti. Una grande galera per l’educazione. E tutti hanno la loro cella reale e la loro vita virtuale, si gioca al “dottore con la propria madre” . brucia, brucia come una sigaretta lentamente. Fuoco dentro di te come vulcano pronto a fare un grande rutto. Attenzione leggere le istruzioni prima dell’uso. Iniziare con la solita monovalenza a sfiorarle piccole parti del corpo, accompagnati di piccoli baci annusando il suo odore, non chiedere subito la base, aspetta in silenzio la fila.

Shpati
 
Fuochi nella notte. CSI. 

Droga. Paranoia. Viaggi sulla Luna.

Faceva tenerezza come il viaggio di Melies sulla Luna, con i suoi libri di fantascienza verosimile. Mi piaceva pensare di essere così avanti che se mi voltavo a guardare indietro potevo vedere il futuro, ed era una cosa che dicevo, un'espressione che usavo.
Non mi fido di te, disse e io che mi scoprivo a capirlo; nemmeno io mi sarei fidato, soprattutto di me, ma dovetti cercare di rassicurarlo, di provare a dissimulare le mie stesse preoccupazioni.
Era vittima di una certa non specificata fobia che lo costringeva in casa. La droga gli aveva lasciato in dote una certa paranoia.
Era cresciuta da quando aveva smesso di farsi.
Un tossico gli disse che un vero tossico non smette, sospende. Queste parole lo tormentavano ancora. Diceva che il corpo ancora adesso gli si stringeva addosso, non era questione di astinenza, era più come stare in profondità, in una gara d'immersione e non poter tornare su, senza corda, a dire il vero, che si potesse tirare affinché qualcuno incaricato di farlo potesse salvarlo.
Si rifiutava di entrare in analisi, non è una soluzione, disse.
Stava cercando di risolvere dentro se stesso, una delle cose da fare pare fosse dimenticare, pare fosse fare pace col passato, accettare che le cose sono come smettono di essere, accettare la morte  delle esperienze, del ruolo delle persone amate e provare ad apprezzare la ricchezza che infondo ci offre una cosa come questa, perché ci abitua o dovrebbe quantomeno palestrarci alla fine quella vera, la fine di tutto, la fine punto e basta.
Per adesso c'era che non voleva uscire dal suo mondo e che non voleva fidarsi di me. Si era costruito delle barricate per non affrontare il male, convincendosi che non stare troppo male era come stare bene, in quella vita, la sua vita che non era una vita, anche se infondo chi può veramente sapere come si vive e che cosa sia respirare finalizzandolo a qualcosa che non sia il semplice esercizio aerobico. Lui per adesso provava a chiamarla felicità, e infondo aveva ragione lui.

Faye Goddard.

Non c'è due senza te, pezzi vari. Dente.