martedì 8 maggio 2012

Piccolo dialogo con Dio sulla vita, sul futuro e sul calcio Napoli.

Cosa ne sarà della nostra vita non possiamo saperlo, non possiamo proprio.
Nemmeno Dio lo sa, sul serio.
Mi ha detto non lo so Angelo
vorrei dirti che non posso dirtelo
ma la verità è che non lo so proprio...
capite? Siamo fottuti.
Ma super fottuti dico io.
Se pure Dio non lo sa, non lo sa nessuno.
E tutti quelli che dicono di saperlo? chiedo poi
non lo sanno Angelo, credimi, le cose stanno così.
Le cose stanno così. E va bene, significa che mi devo alzare
domani se voglio saperlo?
Immagino di si, mi dispiace.
Il che vuol dire che non potrò mai sapere se il Calcio Napoli
vincerà mai una Coppa dei Campioni?
Dio alza le spalle allargando le braccia
poi gli scappa un sorrisino  
la vedo dura, dice lui
pure io, gli dico
pure io.

Faye Goddard.

Stanchezza.

lunedì 7 maggio 2012

Trimalcioni senza una lira.

Le parve che l'umanità migliore fosse un riflesso della miseria
che avesse solo quella le chiavi per fregarsene
per trovare nella bestemmia una bellissima storia.
Pugili senza secchi in cui sputare, e angoli in cui tornare
tutte le volte che la campana li sollecitava al riposo
centravanti senza mezze punte al rimorchio
che arruginivano nel rimpianto di quella volta in cui
era passato il treno buono ma non erano saliti.
Giocatori che azzardavano sulle gradinate d'ippodromi di periferia
urlando dietro al culo dei cavalli
gente che si perdeva e si ritorvava
lacrime di don perignon
risate effervescenti e grandi abbuffate a spese d'altri.
Trimalcioni senza una lira
gli splendidi di corsa verso il baratro
con in tasca ancora le lettere delle donne perdute d'un soffio
e quelle che non sarebbero mai state ricevute
come occasioni mancate per sapere se era vero
che avevate entrambi una possibilità
che si lasciarono cadere insieme alle altre carte buone della vita 
con quel sorriso all'Alberto Sordi
quel sorriso che significava non vado via per sempre, vedrai
troverò un modo, farò una fortuna e moriranno tutti d'un invidia bastarda.
Tornavano da New York o da Shangai
tutte le volte con  la faccia di chi aveva già visto tutto anche prima di partire
nel bar sotto casa
con palle grosse come porchette
a raccontare che ne avevano viste di cose, ma sai, New York non è poi sta gran cosa.
Dio si prenderà cura di loro
ti dicevi
perché sono angeli
e gli angeli quando fanno il male
non lo fanno se non a se stessi.


Faye Goddard.

Celentano. A Toys Orchestra.


sabato 5 maggio 2012

Faye Goddard è come i rondomi. ma questo lo sapevamo già.

"Sei stata via molto a lungo Faye Goddard" disse l'uomo enorme, che le stava accanto, l'uomo la cui voce era un suono basso, impastato di sigarette.
"Mi chiedo perché sei tornata"
"succede che a volte si senta il bisogno di tornare" rispose lei
"senza un vero motivo
"solo per sapere dove sono andati tutti."
Erano fermi, osservavano il cielo. Si erano dati appuntamento sul tetto di un palazzo, lui con gli occhiali da sole e l'impermeabile, anche se era sera e non faceva così freddo.
"Adesso mi sembra che sia cambiato tutto" disse Faye
"il peggio non è cambiato" le fece notare l'uomo.
Che Faye fosse come i rondoni era cosa nota e che come i rondoni
finisse sempre col migrare con il caldo e la primavera
anche questa era una cosa sicura.
Il flusso adesso l'aveva riportata a casa
per quello che significa
per una persona che forse veramente a casa
non si era sentita mai in nessun posto
eppure era successo
era salita su un'imbarcazione somala e adesso era qui
di nuovo tra noi.
A volte le storie si rincorrono e si separano
seguendo arterie distanti
la luna era pesante e si sentiva come la necessità di stare da soli
Faye Goddard strinse forte l'uomo enorme a se
come per congedarsi da una vita passata
pur sapendo che il passato non muore mai davvero.


Su Faye Goddard.

Il rumore della spazzola. Annabell sussurra una canzone che non conosco. 

Il resto è rumore

.

E potevi essere abbastanza fortunato da sentirlo suonare una di quelle notti. Lo vedevi rincorrere uno sgabello, scalarlo a fatica, riprendersi con un altro rum e prendere la chitarra. E poi quella musica… quella che Bill suonava, nuova ogni volta, sconosciuta, ma che a tutti sembrava appartenere, si intrometteva tra bicchieri e voci e tormenti di un mondo in caos. Quelle note sapevano di antico, di un mondo perduto e di rimpianto. Quelle note erano rimpianto! E tutti rimanevano in silenzio a rendersi conto di aspettarle da sempre, quanto la verità. Le dita giovani più di lui arrivavano senza fatica ovunque le note sembravano già aspettarle. Così proseguiva fino all’ultima di quelle note passate come un respiro o un battito di cuore. Era naturale quella musica e vera, era ordine e lui sembrava afferrarsi ad esso e noi con lui. L’afferrava le note, per salvarsi, quello era il suo modo di suonare e lui era il migliore perché nessuno al mondo sembrava precipitare più di lui e noi restavamo in silenzio perché era l’unica cosa che avevamo da offrire, il silenzio.  Alla fine non te la sentivi nemmeno di applaudire, meglio lasciarla svanire quella musica, meglio dimenticarla che rimpiangerla. Meglio che qualcuno ritornasse a parlare allora, e qualcun altro ad ascoltare, meglio la vita, che sarebbe comunque arrivata a chiamarci tutti, prima o poi. Meglio la vita, perché non potrà mai assomigliargli il mondo a quella musica. Meglio Bill, che la sua musica.
-a cosa pensi mentre suoni?
-a muovere le dita nel modo giusto.
Nient’altro mi rispose. Lui…Bill... Ma non ci fu tempo di rimanere delusi, un altro giro! Un saluto, un fondo, lei che ti guarda, qualcuno che balla, un ragazzo a terra, qualcuno ti scansa, prima lo scontrino! Un abbraccio, una scollatura, piacere, lei ti guarda ancora, la birra ti congela la mano, per me era fuorigioco, ciao come stai? Domani parto, ma che fine hai fatto? E quando Homer, Luca! Parigi, domani, l’aereonautica, auguri, salute! No faccio io, lei…
- Hey Bill, raccontaci del Sudamerica.     


Tanerc

John Cage, 4’33’’.

venerdì 4 maggio 2012

Partigiano portami via.

Cercavamo nella stanchezza la traccia
che questa stagione della nostra vita
non stava andando sprecata.
Bisognava continuare
andare avanti
anche se a volte
si faceva strada tra i denti stretti
la paura che fosse tutto inutile e che mai
saremmo riusciti a sconfiggerli.
Alzavamo gli occhi al cielo
in cerca dei piloti di idrovolanti
di cui si narrava
nella seconda guerra mondiale.
Poi il racconto fu interrotto dal rumore delle camionette
e in tutta fretta mi nascosero in una botola in cucina.
Li sentivo urlare il mio nome
tutti restarono in silenzio
come se non avessero mai visto la mia faccia
o mangiato dal mio piatto
si lasciarono arrestare
per non tradire.
I cani non riuscirono a sentire il profumo dei miei capelli
quel profumo che a te non dispiaceva
quel profumo che un giorno dicevi
lo ritroveremo in campi senza mine
in un mare senza siluri
un cielo da cui pioverà pioggia
soltanto pioggia.

Faye Goddard.

La tempesta è in arrivo. Afterhours.
 



martedì 1 maggio 2012

Questione di geni.



Bill era cresciuto senza un padre, anche se un padre ce l’aveva in fondo ed era la cosa peggiore. Lo diceva sempre Bill, ma dovevi essere bravo tu ad ascoltarlo e non erano parole quello che dovevi cercare. A volte parlava così Bill e solo in pochi lo seguivano ed erano sempre  i discorsi migliori, quelli non detti, nelle pause tra le parole. Quelli che sembrava fare soltanto a te e forse era questo a renderli speciali. Era la cosa peggiore perché ti toglie il diritto di immaginarlo migliore, tuo padre, diceva Bill. Cose del genere le potevi ascoltare se solo eri pronto a trovarle. Lui lo vedeva ogni giorno suo padre confondersi sempre più con il niente, anche se ci aveva provato, da bambino, a conservarlo, a mantenerlo in vita. Quando si tormentava a cercare quanto di lui fosse in suo padre, a cercare qualcosa che li legasse oltre il coito che l’aveva concepito, oltre a sua madre. Ma erano diversi, tanto da ignorarsi a vicenda. No, se non ci fosse stato quel sangue, non si sarebbero neanche mai conosciuti lui e suo padre. Avrebbero vissuto entrambi la loro vita, senza che mai le due si fossero incontrate, che poi è la cosa più facile  in questo mondo, non incontrarsi. Eppure loro non potevano, in quel poco di spazio, tra mura tirate su a forza di DNA ;  si incontravano invece, ogni mattina, ogni giorno a dividersi l’ossigeno in quei pochi metri quadri di routine. Ti manca l’aria perché il tuo tormento respira sempre più di te, diceva Bill. Hai bisogno di spazio e magari lo trovi tra le corde di una chitarra e magari poi esci fuori in cortile a sentire come suona tra le foglie, tra la gente e magari scopri che è sopra un treno che suona meglio...quel treno. Non lo rivedi più tuo padre, ma ci sono gli specchi a ricordartelo…
A volte diceva cose così Bill, ma tu sembravi l’unico ad ascoltargli quelle storie… che non raccontava.

Tanerc

Agustin Barrios Mangorè, La catedral.

Henry Miller.

Ogni passo in avanti, diceva Henry,
anche il più piccolo
è l'ultimo
e con esso un mondo muore.
Io non avevo passati da volermi tenere molto stretto
e futuri che avrei voluto raggiungere al più presto
così mi limitavo a considerare tutti i motivi che mi riusciva di fischiare
nella mia vita di adesso
in quello che c'era da fare e anche da non fare
restare fermo a considerare le possibilità della mia strada
ma lui mi strattonava i pensieri quando diceva
fino a quando nasceremo con mani e piedi
ci sciacqueremo la coscienza
e non avremo mai troppa paura
ma questo è un errore.
Aveva la fissa per i sermoni Henry, voleva insegnare
e per un periodo lo aveva anche fatto
prima che lo cacciassero via perché scoprirono che scriveva roba indecente.
Alcune persone nascono proprio così, sono fatti in questo modo
e non ci si può fare niente.
Non era male per il resto
e scriveva anche molto bene
aveva il suo mondo di miseria che odiava
ma che non riusciva mai ad abbandonare sul serio
anche dopo quando in un modo o in un altro gli riuscì di fare i soldi
per certi versi rimase sempre l'accattone di un tempo.
Henry era una di quelle brutte piante che si fanno strada nel cemento
che crepano la strada
e non c'è verso di estirparle.
In sostanza mi piaceva e facevamo lunghe passeggiate
mi parlava della Francia
solo questa cosa del voler svelare gli altari
questa sua prosopopea
beh questa non gliela si poteva proprio perdonare.


Faye Goddard.


Fiery Crash. Andrew Bird.