Ho sempre voluto che tutto fosse un disastro
senza avere programmi
che non riguardassero la giornata
con cose sparse ovunque
e affetti poco duraturi
un disordine bulimico
capace di ingurgitare tutto e poi risputarlo
in una forma magmatica che non avevo previsto
e volervi fare i conti
perché m'immagino che certe grandezze
si fanno forza su un certo margine di spreco
un disavanzo che posso guardare
come una vallata in cui
avrei potuto ma non metterò mai piede
ho sempre voluto che tutto avesse
il contorno di una gioia finita
come la sabbia tra le mani
osservarla passare
e ridursi e mentre ciò accadeva
poterlo raccontare
non ho mai usato le ciabatte
perché ti calpestano i piedi e poi
con le scarpe stai sicuro che puoi scappare più veloce
e su qualunque superficie.
Faye Goddard.
I'm still here. Pearl Jam.
Chinese is nice è un luogo di sperimentazione, è un banco di lavoro, una rivista letteraria, il trapianto a cuore aperto di un romanzo.
lunedì 30 luglio 2012
venerdì 27 luglio 2012
Bevo coca cola e mollo cazzotti.
39) Faye Goddard ora tocca a te.
Niente sedatol, e niente sigarette
Perché le sue mani diventano gialle,
e sai la gelosia.
Dille di correre sugli altari delle spose,senza il vestito bianco
Niente tono addolorato, o vestiti neri
Sovversiva, affonda alle radici la ribellione.
Regalale un lego, per le sue smanie di mettere ordine.
Non chiedere e non guardare, ascolta.
Domani tregua, senza infliggere follìa
In caduta libera. Accontentati
Io giro l’angolo, in cerca di nuove forme geometriche
Per vestire i vari Spock, il capitano Kirk, e la mia “stella libera” Nyota Uhura
Insegnale a scrivere con la matita,
per il pregio di poter cancellare, riscrivere.
Cancellare e scrivere,
in una mano la gomma
e nell’altra il temperamatite per le punte sottili.
Avevo il diritto del suo profumo.
Peggio. Peggio per tutti.
Ma non rimpiango, niente smorfie
Bevo coca cola e mollo cazzotti.
Shpati.
Niente sedatol, e niente sigarette
Perché le sue mani diventano gialle,
e sai la gelosia.
Dille di correre sugli altari delle spose,senza il vestito bianco
Niente tono addolorato, o vestiti neri
Sovversiva, affonda alle radici la ribellione.
Regalale un lego, per le sue smanie di mettere ordine.
Non chiedere e non guardare, ascolta.
Domani tregua, senza infliggere follìa
In caduta libera. Accontentati
Io giro l’angolo, in cerca di nuove forme geometriche
Per vestire i vari Spock, il capitano Kirk, e la mia “stella libera” Nyota Uhura
Insegnale a scrivere con la matita,
per il pregio di poter cancellare, riscrivere.
Cancellare e scrivere,
in una mano la gomma
e nell’altra il temperamatite per le punte sottili.
Avevo il diritto del suo profumo.
Peggio. Peggio per tutti.
Ma non rimpiango, niente smorfie
Bevo coca cola e mollo cazzotti.
Shpati.
Afrodite.
37) Il solito pensiero “allacciare i lacci intorno al collo”. Il noir della tua vita, delle tue emozioni delle ultime boccate di sigaretta, era presente ormai da mesi. Il ricordo di quelle parole. Lui e lei, e tu con le tue scarpe verdi e lacci bianchi. La passione è rosso, ripetevi sempre. I dettagli erano il tuo forte, rosso e lacci. Pronti per l’uso. Per mesi ore e minuti avevi consegnato i tuoi sogni, le tue timidezze. Il tuo cuore per lui non era più un grande castello, con una miriade di stanze, ma era diventato un grande salone per un unico ospite, per un unico amante, notturno e non. Orgoglio. Ti piaceva sentirti donna. Quando faccevi l’amore non toglievi mai le scarpe, perché pensavi sempre meglio fuggire nuda e piedi caldi che coperta e senza scarpe . Eri quella che per ogni attimo attingeva dalle noie degli altri e li rendevi forza per te. I loro insuccessi erano la tua adrenalina quotidiana, la droga notturna. I loro sogni irrealizzati erano l’eiaculazione perfetta, e le loro masturbazioni impotenti erano la tua virilità. Li guardavi negli occhi e vedevi solo corpi che ronzavano intorno come mosche intorno alla carne scaduta. Ma per lui, avevi fatto il miracolo di San Gennaro, amavi scalza. Perché ogni emozione bisogna sentirlo pervadere dal palmo del piede, senza scarpe antinfortunistiche . Pensieri e lacci. Amavi il mondo, non eri l’uomo della caverna platoniano, neanche il dubbio cartesiano, sentivi il bisogno di portare un paio di scarpe sotto i piedi e un paio di stivali sulle spalle, come fine della ragion pura. Perdeva sempre le scarpe lui, e tu non chiedevi. Le lasciava all’entrata, alle amanti come segno di riconoscimento. Amante perfetto. Non capivi, credevi che l’uomo ormai ha raggiunto la parità anche nelle scarpe. Credevi a lui, al suo cuore e alle sue parole. Ma basta, quel giorno avevi guardato i suoi piedi mentre ti accarezzava, mentre ti sussurrava le sue bugie, e avevi visto quello stivale femminile, e avevi chiesto e questi. E lui impaurito si era girato, si era stretto intorno a se, aveva guardato i tuoi occhi lucidi e disse “ chiamami Afrodite”
Shpati
Shpati
giovedì 26 luglio 2012
Bufere violente e vecchie scarpe da passeggio.
Volevi quelle scarpe
e nel non poterle avere
passeggiavi con quello che riuscivi
a trovare abbastanza pertinente
e principi da ogni parte
s'inginocchiavano lusingandoti con le loro ultime trovate
cercavi ciò che fosse almeno coerente col tuo stile
qualche volta persino azzardavi soluzioni
che non avresti previsto mai
ma sono quelle le scarpe che sai
porteresti volentieri per il centro
che vanno bene con le tue piccole e grandi
contraddizioni stilistiche
calzature calzanti che quando le guardi
capisci che l'America è vicina
e quello che voleva dire Einstein
su certe relatività temporali che senza numeri
lui faceva fatica a spiegare
tempo che si ferma e riparte
come il flusso del sangue
che obbedisce al battito del cuore
in certe ferite particolarmente profonde
tempo che pensavi fosse uno solo
e invece ti sbagliavi.
Faye Goddard e le sue ultime bufere violente.
e nel non poterle avere
passeggiavi con quello che riuscivi
a trovare abbastanza pertinente
e principi da ogni parte
s'inginocchiavano lusingandoti con le loro ultime trovate
cercavi ciò che fosse almeno coerente col tuo stile
qualche volta persino azzardavi soluzioni
che non avresti previsto mai
ma sono quelle le scarpe che sai
porteresti volentieri per il centro
che vanno bene con le tue piccole e grandi
contraddizioni stilistiche
calzature calzanti che quando le guardi
capisci che l'America è vicina
e quello che voleva dire Einstein
su certe relatività temporali che senza numeri
lui faceva fatica a spiegare
tempo che si ferma e riparte
come il flusso del sangue
che obbedisce al battito del cuore
in certe ferite particolarmente profonde
tempo che pensavi fosse uno solo
e invece ti sbagliavi.
Faye Goddard e le sue ultime bufere violente.
La versione di Shpati. La sfida atto secondo.
Shoesaholic. Un legame intimo, particolare, un poco come svegliarsi la mattina e avere tanti amanti, stipati in quell’armadio. Scarpe, scarpe e ancora scarpe. Seduzione in armadio, pronte, tutte in fila, collezionate come i propri pensieri, con un ordine di importanza e di colore. Stivali a tutta coscia sul fondo per sostenere il movimento ondulatorio del corpo. Décolleté dal tacco impetuosso, zatteroni, anfibi, pantofole pelose a muso di topo e ciabattine oro con tanto di piume di pavone. Il tutto mescolato a infradito miste. E lì, inciso sulla fibbia dell’ultimo sandalo, un grande scritta ” Prendimi “. Mai disfarsi di loro, dentro a quell’armadio che diventa il museo personale di ogni donna, il trofeo della seduzione, le figlie di Afrodite, nuda ma con i sandali. Le cenerentole moderne. La glorificazione del tempo, di quei momenti eccitanti, nelle strade. Mai disfarsi neanche quando si fa l’amore, togli tutto ma non quel gigantesco tacco, che ti eccita sopra al petto, simbolo dell’eros. E il loro girotondo mentale rispecchia il tipo e il colore, la grandezza e la comodità. Il movimento psichico coincide alla perfezione con scarpe,scarpe e scarpe. Azzurre, rosa, verdi fosforescenti, e tanti colori, l’arcobaleno nella casa, nell’armadio. Arcobaleno per i piedi. Ossessione eccellente, sintomo pragmatico del loro essere, mezzo di attrativa e fascino. Scarpe, scarpe, e ancora scarpe, e tu con la tua coppia di mocasini, cerchi di dare ordine, di farla innamorare per l’ennessima volta, come la prima volta, come fosse la primavera, come fosse il coriandolo che scoppia, ma non hai fatto il conto con la sua mente che eguaglia alla perfezione il numero di scarpe.
Shpati.
Shpati.
mercoledì 25 luglio 2012
Le donne hanno armadi di uomini.
Questa è una piccola sfida
per cui potreste ritrovarvi con più
di un post sull'argomento:
Alle donne piace tenere un piede in più scarpe
ragion per cui hanno armadi pieni di scarpe
quante scarpe hai tu?
mi ha chiesto il mio amico albanese
una sera che stavamo tornando a casa
due o tre ho detto io
io di meno sicuro, ha risposto lui
ma le donne
ha continuato sulla scìa della sua teoria
ne hanno armadi pieni
perché a loro piace stare
con i piedi in scarpe diverse.
Questo è quando mi sento un mocassino
un mocassino delicato
o una scarpa di vernice
quando l'occasione si fa ufficiale
e magari lui diventa una scarpa antinfortunistica
ma magari
sbaglio perché dovrei vedere noi come scarpe che
una donna vorrebbe indossare
allora
amico mio
io sono una scarpa col tacco
da tenere alle feste
e tu qualcosa da ginnastica
che va bene spesso
quando devi camminare, ho pensato io
ma il punto, ho capito poi
è che sempre scarpe siamo
e non c'è un cazzo da fare
per quanto ci agitiamo
saranno loro ad aprire l'armadio e a sceglierci
quando di volta in volta
l'abito sarà adatto.
Faye Goddard.
I bambini che giocano al pallone...
per cui potreste ritrovarvi con più
di un post sull'argomento:
Alle donne piace tenere un piede in più scarpe
ragion per cui hanno armadi pieni di scarpe
quante scarpe hai tu?
mi ha chiesto il mio amico albanese
una sera che stavamo tornando a casa
due o tre ho detto io
io di meno sicuro, ha risposto lui
ma le donne
ha continuato sulla scìa della sua teoria
ne hanno armadi pieni
perché a loro piace stare
con i piedi in scarpe diverse.
Questo è quando mi sento un mocassino
un mocassino delicato
o una scarpa di vernice
quando l'occasione si fa ufficiale
e magari lui diventa una scarpa antinfortunistica
ma magari
sbaglio perché dovrei vedere noi come scarpe che
una donna vorrebbe indossare
allora
amico mio
io sono una scarpa col tacco
da tenere alle feste
e tu qualcosa da ginnastica
che va bene spesso
quando devi camminare, ho pensato io
ma il punto, ho capito poi
è che sempre scarpe siamo
e non c'è un cazzo da fare
per quanto ci agitiamo
saranno loro ad aprire l'armadio e a sceglierci
quando di volta in volta
l'abito sarà adatto.
Faye Goddard.
I bambini che giocano al pallone...
lunedì 23 luglio 2012
L'inconsolabile.
saltavamo sul letto
in una di quelle sere che poteva essere
la svolta
con gli occhiali anni ottanta
fingendo di essere Morrisey senza glicini
la classica sera prima di una vita diversa
che poi dici
cosa accadde io me lo ricordo
quando qualcuno verrà a casa tua a chiedertelo
e tu lo dirai con gli stessi occhi di adesso
mentre mi fai la valigia
il libro che era il tuo
e io non l'ho mai nascosto a nessuno
e la pioggia ci entrava in casa
e ci pareva di essere sulla spiaggia
saltiamo sul letto e sembriamo quello che siamo
piccoli e dolci
e innocenti dopo tanto tempo
mentre soffiavo via gli insetti
e scegliamo una cravatta con cui
domani posso andare alla televisione
e mi vedrai vestito come suggerivi
e sarò una cartolina da lontano non così lontano
la vita non ce lo aveva detto
ma adesso siamo qui
e non è come ce lo saremmo aspettato
ma così innocenti
come ora
ce lo siamo augurati
e adesso
guardami
ti voglio solo bene
e persino mia madre te ne vorrebbe
più di quanto te ne voglia già.
Faye Goddard.
La battaglia delle bande. Dente.
in una di quelle sere che poteva essere
la svolta
con gli occhiali anni ottanta
fingendo di essere Morrisey senza glicini
la classica sera prima di una vita diversa
che poi dici
cosa accadde io me lo ricordo
quando qualcuno verrà a casa tua a chiedertelo
e tu lo dirai con gli stessi occhi di adesso
mentre mi fai la valigia
il libro che era il tuo
e io non l'ho mai nascosto a nessuno
e la pioggia ci entrava in casa
e ci pareva di essere sulla spiaggia
saltiamo sul letto e sembriamo quello che siamo
piccoli e dolci
e innocenti dopo tanto tempo
mentre soffiavo via gli insetti
e scegliamo una cravatta con cui
domani posso andare alla televisione
e mi vedrai vestito come suggerivi
e sarò una cartolina da lontano non così lontano
la vita non ce lo aveva detto
ma adesso siamo qui
e non è come ce lo saremmo aspettato
ma così innocenti
come ora
ce lo siamo augurati
e adesso
guardami
ti voglio solo bene
e persino mia madre te ne vorrebbe
più di quanto te ne voglia già.
Faye Goddard.
La battaglia delle bande. Dente.
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