sabato 6 luglio 2013

La Tanda (testo della performance per ALTO FEST)




                                                        I






«Forse come scrittore sarebbe meglio che tu fossi morto, vittima di questo sistema che mangia i suoi figli come un cane malato» disse Pedro il giorno che mi salvò la vita, con un passaporto falso e un biglietto, via mare, perché mi allontanassi per sempre da Buenos Aires. Non fu facile per me ascoltare quelle parole, perché Pedrito era come un fratello e certe cose sarebbe meglio che i fratelli non se le dicessero mai.
«Vedrai che poi torno» dissi io
«non prima che sia finita Manuelito, voglio che me lo prometti.»
Non dissi altro ma lo promisi. Bastava davvero poco perché ci potessimo capire Pedrito e io, e con un uno sguardo gli dissi ciò che aveva bisogno di sentirsi dire quel giorno.
Ci sono cose negli addii, cose piccole, che finiscono con il caratterizzare i tuoi ricordi. Il vento si insinuava troppo facilmente tra le palpebre fornendo un alibi a quelle lacrime che tra due uomini adulti non è il caso che scorrano mai, nemmeno quando questi sentono di essere fratelli. Alcuni addii si finge che soltanto siano arrivederci perché si portano dentro freddi che nemmeno una giubba dell’esercito russo potrebbe contenere.
Quando la nave prese il largo sentii come se uno stato febbrile fosse sopraggiunto a sottrarmi la forza. Io mi affacciavo dalla barca sforzandomi di sorridere, sbracciandomi come un turista, mentre il mio amico solo alzava il pugno, come si usava fare nella milizia, e non correva, perché una nave non è un treno e facilmente si rischia di cadere in acqua.
Quando il bastimento fu abbastanza a largo che dell’Argentina non restarono che le luci, realizzai che stavo per perdere tutto quello che avevo creduto sempre mi sarebbe appartenuto. In quel momento mi venne come la voglia di buttarmi e riguadagnare a nuoto la riva, tornare indietro e dire a tutti che non li avrei lasciati, che se mi avessero preso tanto peggio.
Ma forse davvero sarebbe stato più facile essere ascoltato se la mia voce fosse giunta da lontano, come diceva Pedro, che guidava il movimento col motto “il 1977 non ci lascia nessuna scelta!”
Il governo di Jorge Videla aveva fatto sparire solo quell’anno più di trecento persone, e una di queste sarei stato certamente io se il mio amico non fosse stato così solerte da organizzare tutto per tempo.
C’era questa città in Italia che si diceva fosse la città più a Sud America d’Europa. Pochi anni prima vi avevano osannato il grande Jose Altafini e per me, che avevo urlato il suo nome dagli spalti del Monumental, la cosa aveva un senso. Cosa sarebbe stata Napoli per me non potevo saperlo allora, ma dal canto suo Pedro era sicuro che soltanto lì un bonarense si sarebbe potuto sentire a casa come in Calle Avellaneda o nei pressi della Bombonera.
Nello spazio breve di un pivot la mia vita si metteva in salvo sul mare, con tutto il silenzio, il vuoto e il senso di colpa di chi abbandona la battaglia, nonostante sia impari e sia impossibile uscirne vincitori. Non ero più un ragazzo e in me non albergava nessuna sete di martirio. Del resto non ero un guerrigliero, ero solo un giornalista che si era messo nei guai con la censura. Avevo scritto alcuni articoli apparsi su El Pays in cui avevo sentito l’obbligo di denunciare la scomparsa di alcune persone care di cui potevo asserire con certezza assoluta che per nessun motivo avrebbero abbandonato la moglie, i figli e l’Argentina.
Io stesso avevo a cuore la sorte dei miei cari, ma ci sono circostanze che nella loro eccezionale brutalità ti costringono con dolore a dare un dolore.
«Preferisco saperti lontano e non perduto» mi disse mia nonna, con la quale ero cresciuto dopo la prematura morte di mia madre, il giorno in cui commosso  la misi al corrente della mia imminente partenza.
Questa era quindi la mia personale condizione, quel giovedì di Marzo in cui abbandonai per sempre l’Argentina. E fu lì che la vidi, quella notte stessa, per la prima volta.



1° Tango.



  


  


                                                       II
   




Una barca è un luogo che sa essere agevolmente nessuna parte. Persino il tempo, a bordo, si dimentica di se, della sua fisicità, delle regole e di ciò che lo giustifica.
Se poi questa è una barca di emigranti allora tutto si amplifica e si propaga come un suono. Nella mancanza di un destino certo s’impara presto il ritmo del momento. Gli emigranti hanno sempre il cuore diviso: un pezzo lo si lascia dove si viene, in modo da potersi illudere che sempre sarà possibile farvi ritorno, e un pezzo lo si scaglia nel buio che si ha davanti, nella speranza che una scia luminosa sia capace d’indicare una rotta.
La prima volta che la vidi era nel bel mezzo di una tanda. Tutte le notti ci si riuniva nella stiva dove alcuni uomini che si erano portati appresso gli strumenti organizzavano delle bande occasionali. Così in quel poco che c’era da bere e nelle canzoni popolari cercavamo di dimenticare tutto il tempo che ci sarebbe voluto anche solo per immaginarsela una vita nuova, lontani da Buenos Aires.
E lei era lì, che ballava con la fermezza di un discorso di protesta. Non seppi mai la ragione che la spinse a partire, non me lo disse e io non feci domande. Forse c’entrava col fatto che il tango, e persino quello, da noi era diventato praticamente illegale, perché non c’è regime che ami le forme di aggregazione spontanea, dove le persone possono parlare e scambiarsi idee liberamente. In ogni caso, censurare il tango, volerlo controllare, era come toccare le ali di una farfalla, sporcarsi le dita con la sottile polvere che le ricopre, e pretendere che si rimetta delicatamente e armoniosamente a volare.
Una tanguera non è una ballerina che volteggia nell’aria, sfidando la gravità, la tanguera ha sempre un contatto con la terra e non l’abbandona che per brevissimi tratti; una tanguera è un pugnale che avanza con l’abbandono di chi sente di essere nel giusto e dal tanguero si lascia guidare come una sete di vendetta.
Ci sono volte in cui la bellezza è così grande da creare imbarazzo, e lei, mentre ballava, era bella così.
Il tango, da noi, è una questione di temperamento, di clima e di sangue. Qualcosa che ha a che fare con la polvere e le strade, e il farselo piacere. Il tango argentino silenziosamente urla a squarciagola.
Negarcelo sarebbe stato come mettere le mani sul calcio o il sole indio che ti fissa dal centro della nostra stessa bandiera.
Dal canto mio non è che il tango lo ballassi tanto bene e preferivo restarmene in disparte, senza invitare mai nessuna ragazza.
Ci sono barche da cui non si dovrebbe scendere mai perché toccata la banchina tutta la vita prende il sopravvento, chiedendo il prezzo in monete di prosa e rimpianto.
Molte volte, da quella prima volta, ballai con lei, ma solo nel sonno. Per giorni restai a guardarla da cauta distanza e più vicino, molto più vicino, la tenni a me quando lei non c’era. L’osservavo muoversi lì, ed ora, e poi altrove, in un posto diverso che non le sarebbe appartenuto, in cui non sarebbe stata forse capace di farsi strada. Era certamente la donna più bella che avessi mai visto e avrei voluto che il destino le avesse sorriso sempre.



2° Tango.




                                                   III





Un equilibrio di assenza
nel silenzio
aggrappati al mistero
sospesi in un attimo di perfezione
indossando le giuste scarpe
ci si spoglia di ciò che si è stati prima
si dimentica quello che si sarà ancora
nell’abbraccio della compagna
dimentichi le miserie
e per lunghissimi istanti la tanda è la vita tutta intera.
Per una Sacada e come una Sacada
io entrai nella tua vita
e mi piace tanto credere che fui la luna
per una volta nella tua notte
nell’infinito otto delle tue gambe
ci guidammo entrambi, come se fosse possibile
che in quell’unico lunghissimo tango
ci si potesse scambiare a piacimento i ruoli
e tu eri me e io ero te
sconosciuti l’uno all’altra come il domani
ma che pure ci toccavamo
come il mare e la terra
da qualche parte per poi separarci
e non riconoscersi
affezionati per quel poco che era
i tuoi occhi chiusi
i miei spalancati come finestre
per lasciar entrare molte più parti di te
nella mia memoria
i miei occhi sbarrati per sentire il tuo profumo
e far parte di quello che sei
e che eri stata prima e dopo
all’arrivo e all’addio.
Tutto il mondo fermo
trattenendo il respiro
e persino le foglie avrebbero ritardato
il volo e l’autunno per vedere
quale sarebbe stata la nostra prossima mossa
tu che scivolavi sul pavimento
e tutti i miei desideri non avevano spazio che nella tua parabola
dove tu saresti finita io ti sarei venuta a cercare
il tuo cuore tenuto al mio con una spilla
e sotto gazebi di luci ci saremmo detti ancora
e non lasciarmi passare
io che sempre torno
perché non mi sarà parsa vita
quella passata senza di te.
Questo fu quello che provai e pensai
nel breve tratto di quell’unica tanda
ballata insieme la notte prima di arrivare
prima di attraccare all’imbarcadero
raccogliere le nostre miserie
e percorrere le strade che avremmo percorso in silenzio
lei da un lato e io dall’altro
nell’immane fatica di essere uomini.



3°Tango.
                                                                  FINE.


Pier Angelo Consoli.
                                     




                                                

sabato 22 giugno 2013

Esuli.






Mi disse che le donne di Marrakech erano diverse da come uno se le immagina, molte non hanno il burqa, la faccia scoperta, i bambini per mano, nei mercati affollati. Mi parlava in lunghe lettere di scialli rossi, dei simboli nelle piazze e delle proteste contro il governo di cui da noi non si parlava affatto. Non ho mai capito cosa ci fosse finita a fare in Marocco e nemmeno trovò mai le parole per dirlo. Ci sono cose che teniamo nascoste al mondo per il bene degli altri o forse solo per paura che l’immagine di noi ne possa venire lesa. In ciò che scriveva cercava solo di rincuorarmi, mentendo, che presto le avrebbero rilasciato i documenti e che non c’era nulla da temere; ma io sapevo quanto si sentisse avvilita e spaventata per via di quel silenzio ostinato che solo i burocrati sanno esercitare.
Ingannava le giornate bevendo tè tiepido sulla terrazza del consolato britannico in compagnia di gatti silenziosi e dei suoi libri di psicoterapia. Il sole in Marocco, diceva, sembrava bloccato in mezzo all’orizzonte, costantemente del colore arancione.
Spesso si faceva vedere anche il console britannico che si sedeva sempre a un tavolo poco distante, dopo le ore di lavoro, con una bottiglia di Mescal messicano che beveva fino a far emergere il verme in superficie, e lei che si chiedeva se fosse un verme vero o di zucchero come aveva letto da qualche parte. Come tutti quelli che si lasciano possedere dai rimpianti il console era di poche parole, ma c’erano giorni in cui si sentiva evidentemente d’umore frivolo e raccontava piccole storielle ebree come quella che dice che persino un orologio fermo dice l’ora esatta due volte al giorno…
Anna diceva che anche quando provava ad essere spiritoso una vena troppo pesante e ingombrante s’impadroniva della sua voce. Per qualche ragione che trovava ingiusta era finito a rappresentare il suo paese a Marrakech.
Dialogando con se stesso ad alta voce una volta il console disse: «certe punizioni sono enormi, più grandi di qualsiasi cosa  di male si sia potuto fare. A volte si commettono certo degli errori, i posti sbagliati, le persone sbagliate, ma nessuno dovrebbe fare quello che non vuole fare…»
Disse poi che si sentiva come Ponzio Pilato, nella polvere, esiliato, lontano dalla sua gente e da quello che poteva capire, in Galilea.
Perché si sostanzia  di distanza e disagio, l’esilio può assumere innumerevoli forme e in qualche modo mi pareva che tutti noi vi prendessimo parte pur restando fermi, magari in patria, nelle nostre piccole stanze. Non c’era più Stato e poche cose davvero grandi a cui ci si potesse affezionare, il che creava una carenza amara molto simile alla rassegnazione. Avevo un amico Balcano in quel periodo che stava cercando di organizzare una specie di resistenza e per me che preferivo starne alla larga non aveva che sguardi di rimprovero. Mi sembrava di essere distante dalle ragioni di tutti e camminavo per le strade a Novembre come il vento che cercando casa soffia tra i palazzi. La logica da sola non riesce mai a generare il sentimento.
Tutto l’esilio per me era lei bloccata a Marrakech, aveva dimostrato di avere molta forza e io non abbastanza. Non c’era mai stata vita che non fosse la mia vita stessa e non trovavo senso nella collettivizzazione ma questo il mio amico proprio non riusciva a capirlo.   
Per lui era solo una questione di educazione, e forse era vero, chi lo sa, come se non fosse tutta una questione di educazione, di sangue e di coraggio, o di mancanza di esso il più delle volte.
Avrei voluto che Anna tornasse e dividere l’orizzonte con lei, la pioggia avrebbe bagnato i lunghi ciondoli che portava al collo e io mi sarei sentito a casa dopo tanto tempo.   



 Pier Angelo Consoli.
  

martedì 11 giugno 2013

Peter Laughner

La tranquillità è così rara, spesso
che niente si prende sul serio
hai attaccato alle pareti
polaroid di tutte quelle cose che non succedono mai
ed eri sinceramente dispiaciuto quando
"non posso venire" hai detto
e se c'erano tutti
sembra ancora che non ci sia venuto nessuno.
Tutta la vita hai rincorso quella vita
salutato con rispetto
mentre con gesti stanchi fingevi che non fosse il caso
che ti dicessero quelle cose che per anni, come lettere da un fronte nemico
avevi aspettato ai piedi del tuo letto.
Aspetterei che mi chiamassi
ma tu non lo farai
e le canzoni che hai registrato nel mio salotto
mi suonano lontane come i Carpazi
come il ricordo, lucido, preciso e netto
di tutte quelle cose ghiacciate nelle polaroid
che non abbiamo fatto mai.


Pier Angelo Consoli.

Peter Laughner. Baudelaire.

giovedì 30 maggio 2013

Intervista a Satana sul Rock n Roll.



Sono riuscito a chiedere direttamente al Diavolo cosa ne pensa del Rock n’roll. E’ stato un mio amico a dirmi che se volevo poteva provare a sistemare la cosa. Si è preso un paio di giorni per decidersi, poi pare che abbia detto -è sempre pubblicità gratis, checcazzo!-
Così il mio amico mi ha telefonato per dirmi che si poteva fare e che mi avrebbe fatto sapere lui dove e quando.
-Ci vediamo al bar sotto casa mia che ti spiego un po’ questa cosa ok?-
-ok.-
Seduti a un tavolino mi fa: -ci sta mettendo un po’ perché non riesce proprio a decidersi su come si deve presentare. E’ un po’ una troia da questo punto di vista, sai com’è?-
-no, non lo so com’è, com’è?-
-è come quando uno non sa cosa indossare, solo che per lui è un po’ più complicato che indossare un vestito, deve decidere che forma assumere, capisci?-
-quindi è un lui?-
-Certo che pensavi che Satana fosse un nome da femmina?
-e poi, lui, lei, stiamo parlando del male assoluto, può essere un cane, una luce, una donna…-
-preferirei una donna particolarmente attraente, che dici si potrebbe fare?-
-perché non provi a prendere questa cosa un po’ più seriamente?-
-non lo so, non lo so proprio…-
Detto questo arriva il cameriere con le ordinazioni, io per una volta non ho voluto alcoolici, ho preso solo una coca-cola.
-Perché hai preso la coca?- Chiede
-perché fa caldo e la birra mi fa sudare-
-ma lo sai che fa la coca-cola?-
-Le bevande?-
-Idiota, fa esperimenti sugli animali-
-cioè? Fa bere la Fanta alle mucche e vede quanto ci mette a ruttare?-
-Idiota.-
Ma tu guarda se un tipo che conosce il signore del male come se fosse il ragazzo della porta accanto deve venirmi a fare la morale sulla coca-cola, penso.


Alla fine ha deciso di venire a casa mia, non c’era bisogno di sbattersi troppo per trovare un posto adatto, è un periodaccio se ti occupi di certe cose, così deve aver pensato uno ne valeva un altro, facciamo in fretta e facciamola finita.
Aveva scelto di presentarsi sotto le spoglie di un sosia di Jimmy Page da vecchio, con tanto di codino e capelli bianchi. Parlando di rock n’roll, considerando che c’è dentro da prima di chiunque altro, gli deve essere sembrato appropriato. A pensarci poteva essere Mandelli senza occhiali, sapete quello dell’Equipe 84? Ecco quello. Con un piccolo sforzo si era giusto tenuto gli occhi diversi, uno verde e uno blu, tipici del Diavolo, però un dubbio mi è venuto lo stesso, così gli faccio -aspetta un secondo, chi mi dice che non mi state facendo uno scherzo? Che tu non sei d’accordo con il mio amico e mi state prendendo per il culo?-
Detto questo lui mi guarda e gira la testa di lato tipo cane malato e dice -non ti sto seguendo-
-andiamo, potresti essere chiunque, chi mi dice che sei davvero il signore delle tenebre?-
-Che cazzo ti aspettavi un cane parlante? Cosa dovrei fare, mettermi a camminare sull’acqua della vasca, sputare fuoco, volare? Perché invece non cominci con le domande e la facciamo finita?-
-Non mi aspettavo che dicessi tutte queste parolacce, nei libri ti appioppano sempre un modo di parlare tutto compito e profetico-
-parlo nel solo modo in cui tu puoi capirmi, potrei parlare in aramaico e citare le formule della relatività, ma non credo che andremmo troppo lontano mi segui? Non ti sopravvalutare-
-ok, ok, forse è meglio se accendo il registratore e cominciamo va bene?-
-Non credo che ti servirà quel coso-
-perché?-
-Perché la mia voce non viene su quei cosi, non è mica la prima volta che qualcuno ci prova, ma che credevi che fossi tanto stronzo? Il dubbio che io non esista fa parte del mio fascino, non mi faccio inculare dal primo che arriva, prova, dai, registra una frase qualsiasi, volevi una prova che fossi proprio io? Eccoti la prova-
-dai allora, premo rec e parti, uno, due, tre-
-io sono il signore dio tuo- e ride, all’inferno ci sono bar cabaret dove battute come questa ti stendono, ma qui, nel mio soggiorno mi stupisce solo che no, il registratore non le tiene strette.
Gli chiedo di riprovare, -uno, due e tre, vai-
“I’m wait the hell…” canticchia con una voce strozzata il grande classico degli AC DC.
Ancora una volta riprovo, la mia voce si sente, la sua per niente. -Ok, ho capito, lo metto via.-
Finalmente siamo pronti, ci mettiamo comodi sul divano, inutile dire che a questo punto se ne va a puttane anche l’idea di un servizio fotografico, e penso, cazzo come farò a far capire alla gente che non mi sto inventando niente? Mi prenderanno tutti per il culo.
-Bene, la prima domanda, si, volevo sapere come è cominciato tutto?-
-Vuoi che cominci dal principio? Non mi dirai che vuoi sul serio tutta la stronzata dal principio? Devo cominciare dal paradiso o vuoi che mi soffermi sulla terra?-
-No, no, io dicevo come è cominciata con il rock n’roll?-
-Ah, bene, ok, mi sa che tutto è cominciato negli anni cinquanta, con il blues, sai, ci fu questo nero che trovò il modo di contattarmi e mi propose questo affare-
-che tipo di affare?-
-Ma sai, le solite cose, tu mi dai una mano a sfondare e io ti do la mia anima. All’inizio non ero convinto, vedi, la gente pensa che me ne fotta di prendere singole anime, come se fossi un fruttivendolo al dettaglio, mi offendono certe cose, per chi mi avete preso? Per un bottegaio? Io lavoro all’ingrosso e che cazzo, sono il solo sulla piazza, ho un budget illimitato e lavoro in tutto il mondo, così lo mandai semplicemente a fare in culo-
-E quindi non se ne fece niente?-
-Mi presi qualche giorno, io mi prendo sempre qualche giorno per pensarci, poi ho capito. Non ci stavo nello spettacolo prima di allora, non sapevo bene come funzionasse, che margini di guadagno effettivi potessero esserci, a quel tempo mi occupavo d’altro, sai, le solite cose, genocidi, Klux Klux Klan, avevo le mani in pasta in un sacco di cose, guerra fredda, mi sa che avevo bisogno di stimoli, gli anni cinquanta erano un po’ molli anche per me, non è che la mia vita sia una pacchia, ho i miei cazzo di problemi anch’io, e alla fine mi resi conto che questa storia della musica poteva funzionare, aveva del potenziale. In sostanza capii che con quella roba potevo portare un bel po’ di gente dalla mia, so come siete fatti voi esseri umani, vi piacciono le idee, vi piace innamorarvi dell’idea di qualcuno o l’idea di qualcosa, vi ispirano e se potevo veicolare questa ispirazione senza che voi ve ne accorgeste allora si poteva fare il botto, così tornai da lui e gli dissi facciamolo.-
 -E come andò?-
-Lo vedi da te, va bene, ci avevo visto giusto no? Da allora sono cambiate molte cose, ma sono riuscito ad accaparrarmi alcuni tra i migliori musicisti sulla piazza, sono stato bravo come talent scout, tu che dici?-
-Penso di si, ma io intendevo con il primo, le cose andarono subito per il meglio?-
-Non proprio per il meglio, ero alle prime armi e lui non era certo un genio della chitarra, altrimenti non sarebbe venuto da me. Ci ho messo un pochino a carburare ma col tempo sono migliorato e non erano tutti dei brocchi quelli che sono passati da queste parti, molti di loro ce l’avrebbero potuta fare comunque, ma il mondo è beffardo, certe volte finisce che non ce la fai per una serie di coincidenze sbagliate, io invece sono una garanzia, ti metto a disposizione la gente giusta e faccio in modo che tutti siano soddisfatti, è il mio lavoro.-
-Quindi tutto è partito dal blues?-
-Dal blues certo, il rock n’roll è partito dal blues, questo lo sanno tutti, bianchi che cercano di fare la musica dei neri. Sam Phillips, fu lui a fare tutto, a trovare Elvis, Jerry Lee Lewis e tutti gli altri. Un vero e proprio strumento del demonio, ah ah ah. Ma fu con gli anni sessanta e settanta che ho cominciato a carburare sul serio, a fare le cifre grosse, se sai cosa intendo-
-fammi capire, sei tu che gli dici cosa devono dire, gli scrivi i testi o cosa?-
-Oh no, no, io non ci capisco un cazzo di arte, altrimenti me le scriverei da solo le canzoni ti pare? Mica mi circonderei di tutte quelle teste di cazzo, perché sia chiaro, la maggior parte dei musicisti sono dei veri stronzi, c’è poco da fare, anzi, io sono molto onesto su questo, facciamo il patto e all’artista rimane tutta la libertà creativa di questo mondo, lui sa che mi deve degli album, sa che mi deve fare pubblicità, il modo sarà lui a sceglierlo. Non è che deve fare il mio nome, assolutamente, quello che mi serve è che loro spingano il maggior numero di persone verso la depravazione, verso l’autodistruzione, il suicidio, è così che ci guadagno, sono stato chiaro?-
-C’è comunque qualcosa che non mi torna, voglio dire, uno fa il patto e poi che succede? In che modo gli fai avere successo, cambi gli eventi o cose del genere?”
“no, no, non funziona così, magari, vedi, per me lavora un sacco di gente, gente che con cui faccio affari da tanto tempo, è come una mafia, una famiglia, mettila come ti pare, funziona così, tu fai il patto con me e all’improvviso succede che Iggy Pop viene a vedere un tuo concerto e finisce che gli piaci così tanto che vuole lavorare con te, così lui ti presenta al suo produttore, che ovviamente fa parte anche lui della famiglia, poi arriva questo grande regista di videoclip e anche lui sta con me, lo stesso gli stilisti e tutto il motore parte e tu diventi ricco, fico e famoso.
-Credimi ho messo in piedi questo baraccone poco alla volta, non è stato facile, all’inizio volevano sapere da me cosa dovevano fare, che dovevano scrivere e io gli dicevo sei tu l’artista, stupiscimi. Ma non è che ci riuscissero tutte le volte, alcuni erano un completo disastro. Gran parte del problema è che all’inizio non c’era molta base con cui confrontarsi, ci mancava la grammatica e andavamo tutti un po’ per tentativi. Oggi pensi a Prince, agli Zeppelin e cerchi di capire come devi muoverti. A molti di loro dicevo senti fammi una cortesia, va con Dio. Sul serio, nella conversione ci guadagnavo di più. Facevano così schifo che la gente arrivava ad odiarli così tanto da cercare altrove e altrove rispetto a Dio ci sono solo io.-
-Perché pensi di avere così tanto appeal sui giovani?-
-Perché io sono affascinante, non c’è una parola migliore per dirlo, c’è un momento dell’ellissi esistenziale in cui si finisce con l’arrivare a tanto così da me, capita a tutti e quel momento è l’adolescenza. Il rock n’roll è un fenomeno adolescenziale, fatto da adolescenti per gli adolescenti, ed è giusto così perché è lì che trova tutta la sua carica sovversiva, è un gioco per ragazzi; quando si passa quella fase allora il rock diventa un’altra cosa, non necessariamente peggiore, ma una cosa diversa sicuramente. Molti musicisti, alcuni tra i migliori, sono diventati famosi quando erano molto giovani, diventando delle icone prima ancora di avere i peli sulle palle, e non riescono a reinventarsi crescendo, così si spiegano le overdose, i suicidi e tutto il resto. I musicisti spesso non vogliono crescere così si ammazzano prima dei trenta, ma questa è roba che puoi trovare nei libri, basta farsi un giro.
-Per quanto mi riguarda morire presto non è un clausola che mi piace esercitare, e poi non posso interferire più di tanto, sai anche io ho delle regole, il libero arbitrio e cose del genere. E poi non mi conviene, io dico: vivi a lungo e parlerai molto dime. E’ una specie di motto. Però a essere onesti, un inghippo c’è-
-che inghippo?-
-Vai avanti quanto ti pare e divertiti, prendi il meglio, io so aspettare, ma quando decidi di smetterla, di tirarti fuori, quando dici basta, non me la sento più di partire per una tournée, o di entrare in uno studio di registrazione, allora è arrivato il momento di sederci intorno a un tavolo e tracciare un bilancio, dobbiamo fare i conti, e non si scappa, non c’è niente da fare. Perché credi che gli Stones stiano ancora a fare dischi? I Pink Floyd, per non parlare di Dylan, cazzo quell’uomo non sta neppure più in piedi eppure non si decide a farla finita. Ma te l’ho detto io non ho fretta, ho tutto il tempo del mondo.-
-Adesso ci sono questi tipi in rete, che si fanno chiamare gli illuminati, gente che vuole smascherare la tua… come la chiamiamo organizzazione?---
-E' tutta pubblicità gratis, tutta la pubblicità è buona pubblicità. La gente ha fame di cose del genere, ci sono un mucchio di ragazzini curiosi là fuori che hanno solo bisogno che un pensiero gli passi per la testa, da qualunque fonte gli arrivi, e verranno dritti dritti da me, è una cosa che vedo succedere ogni giorno, credimi.- 
-Come la metti con la crisi?-
-Oh, la crisi, beh, la crisi per noi è una benedizione, sai com’è, quando non ci sono i soldi le cose non girano e per prima cosa si manda a fanculo il settore dei creativi, per loro è una cosa superflua, ma ormai non lo è per noi, non per me, ci investo un sacco del mio tempo in queste cose, ormai non c’è settore artistico in cui non abbia delle persone di fiducia, più la gente non investe sugli artisti e più questi si sentono frustrati, così vengono da me. All’inizio, te l’ho detto, non è che ci capissi più di tanto così prendevo un po’ di tutto, e non è che non abbia preso le mie belle fregature, così adesso mi vedo costretto a selezionare, ho già fatto troppe cazzate in passato-
-quindi lavori come una casa discografica qualsiasi, cioè ascolti i pezzi e poi decidi giusto?-
-Beh non è che va proprio così, te l’immagini il diavolo con le cuffie e le corna? Ah ha ha. Ci sono persone che lo fanno per me, e poi ci sono tutti quelli che dicono di stare con me ma non è vero, che ci posso fare?-
-Davvero? Tu mi stai dicendo che ci sono artisti che dicono di aver venduto l’anima al diavolo anche se non è così?-
-Proprio così-
-e che senso ha?-
-Io sono un marchio cazzo, aiuto a vendere, a creare il mito, non ho detto che mi piace, e credimi quella è tutta gente che ha provato a compromettersi ma non li ho voluti, li ho mandati via a calci in culo, metti quel rapper, come si chiama? Kanye West?-
-Si, Kanye West-
-ecco, quello va in giro a dire che ha fatto un patto con me, ma non è vero, col cazzo che faccio affari con una merda simile, non è alla mia altezza. Ci vuole un bel coraggio, questa è gente che ha soggezione degli uomini, di Dio persino, ma non di me, pensano che io non faccia altro che stare al palo ad aspettare, come una puttana qualsiasi, ma io non ne ho bisogno, ho richieste quotidiane. Questo mondo mi sottovaluta, io odio le persone, c’è gente che tratta scorie nucleari e ci fa i soldi a palate, ma non è roba che si porterebbe a casa, ci stanno alla larga, gli fa schifo eppure la commerciano, per me è lo stesso, non mi piace, ma non vedo business migliore dell’intera umanità, è così e basta.-
-Che tipo di musica ti piace?-
-Il pop, il pop è forte, mi piace un sacco quella musica che sa parlare alla gente in maniera subliminale, e non sto parlando di ridicole tracce che si sentono se le metti al contrario, sto parlando di quei fantastici doppi sensi così lascivi, i mugolii che trasudano sesso perverso, donnine che sparano panna montata dalle tette, perché quella è roba che si può trasmettere a tutte le ore, non mi serve merda che finisce nel palinsesto delle quattro di notte, la nicchia mi fa schifo-
-e col Metal come la mettiamo?-
-Io odio il metal! Lo odio cazzo! Dicono che sia la musica del diavolo, ma col cazzo che lo è. I metallari sono la mia croce, la mia rovina, sai quanti metallari dimmerda vengono da me a piangere ogni santo giorno. Io ci ho lavorato, lo ammetto, cazzo ma era venti anni fa, pure trenta, adesso il metal è morto e sepolto. Ci ho messo una croce sopra. Sai cosa? E’ un pessimo investimento, il metal dico. Uno spreco di tempo. Primo la musica che fanno mi fa cacare, secondo sono brutali, non hanno stile, non capiscono che a me piacciono le cose trasversali, quelle che possono arrivare a tutti, mi piacciono i padri di famiglia che passano Sergent Pepper  ai figli, o un fantastico Led Zeppelin Volume IV, roba che passa di generazione in generazione. Invece ti arrivano sti Impaled Nazarene o quel che cazzo che è, con crocefissi in putrefazione e io questa roba non la voglio, questa è roba che si vende a un ristretto gruppo di persone che tanto è già fottuta, non aiuta capisci?-
-Credo di capire si-
-vedi, quando i metallari vengono da me, recitando queste preghiere cristiane al contrario, io già ho capito che sono dei fottuti dilettanti, sono dei sordomuti, medianicamente parlando, è come se avessero imparato a leggere un po’ di labiale e ripetono farfugliando cose che nemmeno capiscono, così li mando via e loro sai che fanno? Pensano che li stia mettendo alla prova, così se ne tornano a casa, si fanno di tutte quelle droghe psichedeliche che gli piacciono tanto e cominciano a uccidersi tra loro, a fare messe nere, a stuprare capre e lo fanno gratis, gratis capisci? Per uno che ha un business grosso come il mio, può capitare che ci sia gente disposta a lavorare gratis pur di entrare a farne parte, magari un giorno, quanto meno per dimostrarti la loro sincerità, l’attaccamento all’azienda o che cazzo ne so, ma ti ripeto quella è gente che è già fottuta anni luce prima di venire da me e soprattutto è in grado di parlare solo a gente che non mi serve più di tanto, sono spiccioli per me.-    
“Ok, abbiamo quasi finito, prima però facciamo un giochino, ti va?”
-Va bene-
-io ti faccio un paio di nomi e tu mi dici si o no, ok?-
-Va bene, cominciamo-
-Bob Dylan-
-troppo facile, il vecchio Bob ormai ha ammesso tutto quanto, sarei un coglione se negassi, comunque si Bob è stato un ottimo investimento, credimi, soprattutto per le droghe, ora non comunica più come prima, ma resta sempre un grande investimento. Adesso il folk non tira più di tanto, non sa più parlare alla gente, le grandi ballate non trovano più troppo spazio nell’attenzione dei ragazzi, però non escludo che in futuro si possa tornare con un progetto interessante in quel senso, vedremo-
-Walt Disney-
-questa volta hai sparato una cartuccia per elefanti, sul serio, allora Walt Disney hai detto? Ma non si doveva parlare di rock n’roll?-
-Walt Disney è abbastanza rock per me-
ok, ok, tranquillo, comunque si, quando Walt venne da me era disperato, letteralmente, aveva questi disegni fatti dimmerda, con un topo e una topolina e dei cani, non era nemmeno roba sua, Ub Iwerks li aveva fatti, in ogni caso niente di veramente definito e soprattutto veniva deriso da tutti quelli a cui faceva vedere il suo lavoro, ma io ci vidi il futuro in quella merda, sul serio, vidi i diamanti che scintillavano, vado molto fiero dell’operazione Disney, davvero, l’ho messa in piedi da solo, io ho capito che con quella roba si arrivava dritti al cuore dei bambini, cazzo era l’atomica della corruzione, capisci? Sarebbero bastati dei cazzi e delle vagine nascoste qua e là nei fotogrammi, i bambini guardano quei film in continuazione, tutti i giorni, e piangono se non glieli fai vedere, gli intossico il subconscio con il subliminale e la loro mente pura trattiene tutto, sono talmente ricettivi, rielaborano e al momento opportuno vengono a galla le nevrosi. Io ci vidi la pedofilia, e ogni cazzo di disturbo della sessualità, mi portò Mickey Mouse e io ci vidi dentro i semi delle psicopatie del futuro. Incredibile no?-
-Inquietante più che altro-
-oh ma questo non è niente, ci sono cose migliori di questa, più sottili, però di questa vado molto fiero perché te l’ho detto, non era facile essere così lungimiranti, sarebbe potuto essere un grosso buco dell’acqua, sai Walt non era un genio, però aveva altre qualità, qualità molto apprezzate in questo lavoro-
-che genere di qualità?-
-Era ostinato, era assetato di vendetta, era motivato e aveva quella punta di sadismo che non guasta mai; Walt era un carrarmato, credimi, sarebbe passato sul corpo di sua figlia pur di riuscire, sono queste le cose che apprezzo in un uomo.-
-Justin Bieber-
-chi?-
-Il bambino prodigio del pop mondiale-
-mai sentito-
-Thom Yorke-
-mi piacerebbe, ma no-
 -Lady Gaga-
-si, decisamente, non aveva nessun talento, era persino più brutta di tutte le sue rivali, ma ha capito che se avesse puntato tutto sulla musica e sulla sua fisicità sarebbe stata una delle tante e persino più brutta, così ha capito che doveva puntare sulle cose strane, le mutazioni, i vestiti strani, ed è stata veramente brava solo che adesso sta esagerando, tutta quella filippica sui gay, mi sta sfuggendo di mano. E dire che mi piaceva un sacco, mi pareva la nuova Madonna, e io solo so quanto ho amato Madonna, con lei ho fatto affari di milioni ed è stata una delle poche con cui ho deciso di fare un altro accordo, per perfezionare il precedente, è un lusso che concedo a pochissimi-
-che accordo?-
-Beh, le ho concesso di invecchiare senza che diventasse vecchia, così poteva essere accattivante ancora per molto tempo-
-con chi altro hai fatto un patto simile?-
-Mick Jagger.-
 -Continuiamo col giochino, vediamo, Vasco Rossi-
-mai sentito-
-lui dice di si-
-capirai…-
-Iggy Pop-
-Iggy è stato utile per un sacco di cose che mi sono tornate buone successivamente, come il punk e Johnny Thunders, Richard Hell, in ogni caso penso che gli Stooges abbiano ancora un sacco di potenziale, poi non lo so, non è che posso prevedere il futuro-
-ah no?-
-No.
-Vedi, questa storia dell’onniscienza, nel bene e nel male, ve la siete inventata voi, è pura fantasia, come le possessioni, secondo te io ho tempo per queste cose? Non mi posso permettere di cazzeggiare capisci? In ogni caso basta, sono stanco, devo andare adesso-
-ultima domanda e abbiamo finito-
-vai-
-tu cosa sei? Nel senso lo so che puoi assumere tutte le forme che desideri…-
-no che desidero, ma che ritengo più opportune, non è che me ne sto lì a sfogliare l’armadio per pura vanità-
-si ma cosa sei tu?-
-Io sono il riflesso di un pensiero.-




                                            Fine.


 
Pier Angelo Consoli.

domenica 26 maggio 2013

Buon compleanno n°32.

Cosa ne sarà di questi ragazzi e di tutto il loro talento
prima che la troppa amarezza
consumi il grasso dell'ambizione
prima di finire a guardare fuori da finestre senza cortili
in piccoli uffici di periferia
la cravatta fuori moda
le scarpe di camoscio.
Cosa ne sarà delle loro scelte sbagliate
di quelle serate in cui solo si rideva
dei futuri in cui c'era solo un viaggio
le risposte che aspettavano
e le cose che cambieranno
un giorno sapremo se uno di loro almeno
potrà per tutti avercela fatta
e riscattare tutti quanti
con la moneta del c'ero pure io
- e state lontani dalla maturità- si disse
-tutta questa storia del crescere, credetemi, un giorno vi ucciderà...-



Pier Angelo Consoli.