Chinese is nice è il primo pensiero della mattina e l'ultimo della sera
è un esercizio costante
è un pensiero fisso
come una canzone.
Chinese is nice è una lettera d'amore che si rinnova
sperando che lei la legga
di notte
ovunque si trovi.
Chinese is nice è un'opera letteraria a tutti gli effetti
e un giorno avrà la dimensione di carta che merita.
Chinese is nice è un esperimento di matrice massimalista
Chinise is nice è la storia di Faye Goddard e dell'uomo che la insegue
il margine di finzione è molto poco, il resto è tutta vita.
Chinise is nice era di due persone e adesso è solo di una
ma è meglio così.
Chinese is nice è una bella poesia
è un manifesto che si aggiorna
è un giornale quotidiano
è una finestra sulla vita di qualcuno
abbastanza chiara per chi sa vedere bene
è settembre che ci porterà via
è un party a duemilacinquecento visualizzazioni
Chinese is nice è una delle cose che mi sia riuscita meglio di fare
Chinese is nice è un'idea di Anna Gesualdi
Chinese is nice è una cosa che mi piace tanto tanto fare
e mi sveglia dolce la mattina.
Faye Goddard..
Chinese is nice è un luogo di sperimentazione, è un banco di lavoro, una rivista letteraria, il trapianto a cuore aperto di un romanzo.
martedì 31 gennaio 2012
Napoli. Barcellona. Faye Goddard.
Quelli della Merla sarebbero stati i giorni più duri da sopportare
tu che prendevi freddo voltandoti per tutto il tempo
come se volessi o solo ti aspettassi d’essere sorpresa alle spalle
tutto il male già dato
tutto il male avuto
tutto quello da fare
la pace che cerchi per essere redenta
chiarirsi come se ci fosse ancora qualcosa da dire
le cose che non vuoi
tu che non sai mai cosa vuoi
e io che solo fingevo di saperlo bene
ti mancheranno persino le nuvole e le strade di questa città
che c’ingabbia col sole forte a gennaio
provare odio che non purifica
che non libera
che vincola
io e te era come dire
non mi senti e io non parlo
non eri libera e non ti volevi liberare
stesa per la paura e io che t’invitavo solo a riflettere sul Recovery.
Stavolta sarebbe stata Barcellona
l'ultima volta era stato ad Aprile e molti anni fa'
i documenti perduti
le corse al comune come a volersi sposare
e adesso riparto
non subito ma presto
presto come vivo adesso che non lo so se avrò tutto il tempo
a me che piaceva pensare il contrario
ma a quanto pare la gioventù si misura senza parsimonia
come una clessidra tarata male
come la sabbia asciutta tra le mani
che non si riesce a trattenere
mai.
Per Faye Goddard.
Vivere e Morire a Treviso. Teatro degli Orrori.
tu che prendevi freddo voltandoti per tutto il tempo
come se volessi o solo ti aspettassi d’essere sorpresa alle spalle
tutto il male già dato
tutto il male avuto
tutto quello da fare
la pace che cerchi per essere redenta
chiarirsi come se ci fosse ancora qualcosa da dire
le cose che non vuoi
tu che non sai mai cosa vuoi
e io che solo fingevo di saperlo bene
ti mancheranno persino le nuvole e le strade di questa città
che c’ingabbia col sole forte a gennaio
provare odio che non purifica
che non libera
che vincola
io e te era come dire
non mi senti e io non parlo
non eri libera e non ti volevi liberare
stesa per la paura e io che t’invitavo solo a riflettere sul Recovery.
Stavolta sarebbe stata Barcellona
l'ultima volta era stato ad Aprile e molti anni fa'
i documenti perduti
le corse al comune come a volersi sposare
e adesso riparto
non subito ma presto
presto come vivo adesso che non lo so se avrò tutto il tempo
a me che piaceva pensare il contrario
ma a quanto pare la gioventù si misura senza parsimonia
come una clessidra tarata male
come la sabbia asciutta tra le mani
che non si riesce a trattenere
mai.
Per Faye Goddard.
Vivere e Morire a Treviso. Teatro degli Orrori.
domenica 29 gennaio 2012
Capire quando un fiore contorcendosi ti assomiglia.
Le
notti e gli alberghi, la voglia di non svegliarsi mai se non per continuare a
bere, allontanare le ragazze che si offrivano al poeta reso innocuo dalla vita perduta
lasciar entrare l’amico Lowry, con un vascello in bottiglia stretto tra le mani
l’amico Lowry che poteva capire, che scoprì solo dopo averlo così tanto desiderato e avuto che non sarebbe mai dovuto diventare famoso.
Non si trattava solo di essere amici, in quelle notti in cui gli alberghi diventavano il covo degli incubi, si trattava di riuscire a capire o soltanto di saper tacere.
Dopo certe quantità si beve insieme come insieme si va al cinema, le luci si spengono e ognuno è da solo con quello che vede e riesce a capire.
C’era stata anche la guerra, Londra distrutta dai bombardamenti, La Cerimonia e soprattutto quel bambino, il corpo orbato e la cenere nel piccolo cranio. Dopo la prima morte non ne esiste un’altra. Ma nella mia testa risuona soltanto La forza che attraverso la verde miccia sospinge il fiore… E io sono muto per dire alla rosa contorta
Come la mia giovinezza è piegata da identica febbre invernale…
Forse perché i piccoli drammi e non le grandi guerre io ho sempre cercato nella poesia
forse perché parlare d’amore per me è stato sempre l’unico modo per parlare d’altro e d’altro fingevo di parlare tutte le volte che le parlai d’amore.
Non posso non pensare a quella fiamma di cherosene che l’avvolse, che lo portò al reparto per ustionati, l’uomo che aveva ingurgitato diciotto whisky in una sera, e pinte e pinte di birra per accompagnare, che si era ucciso affogando da dentro, continuando seppur a fatica a respirare. Nessuno sapeva cosa fare di quel corpo innocuo che si contorceva nel delirio, mentre invocava Caitlin e i suoi figli, e tutto ciò che stava per lasciare
era il 1953, “lo scrittore rivoltante da tre aggettivi per un penny” che rotolava la lingua nel silvestre linguaggio e in ciò che si riusciva a vedere nel tuffo panico, se sei nato e cresciuto nel Galles profondo ciò che diventi abituato a fare è ascoltare le foglie, bere dalle colline e capire quando un fiore contorcendosi ti assomiglia.
Faye Goddard.
Il suono di certe parole, nella testa. (Riflessioni su Dylan Thomas.)
lasciar entrare l’amico Lowry, con un vascello in bottiglia stretto tra le mani
l’amico Lowry che poteva capire, che scoprì solo dopo averlo così tanto desiderato e avuto che non sarebbe mai dovuto diventare famoso.
Non si trattava solo di essere amici, in quelle notti in cui gli alberghi diventavano il covo degli incubi, si trattava di riuscire a capire o soltanto di saper tacere.
Dopo certe quantità si beve insieme come insieme si va al cinema, le luci si spengono e ognuno è da solo con quello che vede e riesce a capire.
C’era stata anche la guerra, Londra distrutta dai bombardamenti, La Cerimonia e soprattutto quel bambino, il corpo orbato e la cenere nel piccolo cranio. Dopo la prima morte non ne esiste un’altra. Ma nella mia testa risuona soltanto La forza che attraverso la verde miccia sospinge il fiore… E io sono muto per dire alla rosa contorta
Come la mia giovinezza è piegata da identica febbre invernale…
Forse perché i piccoli drammi e non le grandi guerre io ho sempre cercato nella poesia
forse perché parlare d’amore per me è stato sempre l’unico modo per parlare d’altro e d’altro fingevo di parlare tutte le volte che le parlai d’amore.
Non posso non pensare a quella fiamma di cherosene che l’avvolse, che lo portò al reparto per ustionati, l’uomo che aveva ingurgitato diciotto whisky in una sera, e pinte e pinte di birra per accompagnare, che si era ucciso affogando da dentro, continuando seppur a fatica a respirare. Nessuno sapeva cosa fare di quel corpo innocuo che si contorceva nel delirio, mentre invocava Caitlin e i suoi figli, e tutto ciò che stava per lasciare
era il 1953, “lo scrittore rivoltante da tre aggettivi per un penny” che rotolava la lingua nel silvestre linguaggio e in ciò che si riusciva a vedere nel tuffo panico, se sei nato e cresciuto nel Galles profondo ciò che diventi abituato a fare è ascoltare le foglie, bere dalle colline e capire quando un fiore contorcendosi ti assomiglia.
Faye Goddard.
Il suono di certe parole, nella testa. (Riflessioni su Dylan Thomas.)
sabato 28 gennaio 2012
Tropici. Ansia. Addio.
Rimasi sveglia tutta la notte
fumando sigarette
osservando il Tropico del cancro
e le cose che mi sfuggivano di mano
e più non avevo niente
più mi sentivo padrona
e libera
che non volevo vincoli
non mi persi gli attimi d'ansia
ma che svanirono quando riuscii a trovare le parole
per dirgli
ci lasciamo qui
è tutto finito
spero e ci credo molto
nella mia felicità.
Faye Goddard.
4:00 la luna traslocando non faceva rumore.
fumando sigarette
osservando il Tropico del cancro
e le cose che mi sfuggivano di mano
e più non avevo niente
più mi sentivo padrona
e libera
che non volevo vincoli
non mi persi gli attimi d'ansia
ma che svanirono quando riuscii a trovare le parole
per dirgli
ci lasciamo qui
è tutto finito
spero e ci credo molto
nella mia felicità.
Faye Goddard.
4:00 la luna traslocando non faceva rumore.
Trasmigrazioni e incomprensioni.
L’asfalto si vestiva di pozzanghere all’uranio, costeggiando orizzonti termoelettrici.
"Se mi vuoi davvero, se mi desideri così tanto come dici, allora non rendere la mia vita bidimensionale.
Resta."
Le tue detonazioni sono conati d’immaginazione, scompari per poi tornare, forse, con una veste nuova, un corpo diverso.
“Potrei non riconoscerti, o non voler accettare che sei tu” dissi una notte che ancora l'avevo vicino. Faye vedeva metà della sua faccia illuminata talvolta dal passaggio delle sirene della polizia. Nella soffitta in cui ci rifuggiammo sembravamo al sicuro, ma per esserne certi di notte stavamo sempre con le luci spente. “Potresti non piacermi, lo capisci?”
Faye rise delle mie perplessità, aveva perso il conto dell’ultima volta che un uomo gli aveva detto le stesse cose.
Da quando aveva scoperto il segreto, il modo di viaggiare nello spazio reincarnandosi di volta in volta in corpi differenti, con vite differenti, non aveva fatto altro che spostarsi, continuamente.
Non gli era più riuscito di restare nello stesso posto e nello stesso corpo per più di un anno, un mese, addirittura, certe volte.
L'avevo pregata tante volte di rivelarmi il suo segreto, il modo di passare di vita in vita e non morire mai sul serio, ma Faye si era sempre rifiutata.
“Lascia perdere” diceva “non riusciresti più a vivere una sola vita, finiresti col vagare senza sosta, non saresti mai più semplicemente felice o triste, perché non ti riuscirebbe più di sopportare, attendere che le cose cambino, sarai sempre tu a cambiare, senza più saper aspettare.”
Non vedevo nella sua condizione una condanna, tanto più che puoi in ogni caso scegliere di restare.
"Non sempre avere una scelta ti arricchisce" disse lei.
Diceva che una vita tutta intera è un viaggio nel tempo più che accettabile, più che onorevole.
Eppure ogni volta avviata la sua personale ciclicità, di lei non restava che movimento di particelle.
Su Faye Goddard.
The man who sold the world. David Bowie.
giovedì 26 gennaio 2012
Il migliore degli anni 20. Le utopie di Galeano. Il freddo e le malinconie.
Non avrei voluto riempire anche questa casa di libri
avrei voluto mantenere lo spazio vuoto
per essere più leggero nei passaggi
ma pagine è quello che respiro
è quello che afferro tutte le volte che allungo la mano
quello che faccio cadere
che siede sulle mie sedie
"apriprò una libreria il giorno che mollerò questa cosa dello scrivere
come passivo e attivo
per restare comunque in contatto con quello che mi piace" dissi
ma sapeva troppo di ammutinamento già mentro lo dicevo
così mi persuasi ancora
che sarebbe stato tutto o niente
che sarebbe stato tutto
che non sarei stato uno scrittore
ma il migliore
il migliore degli anni venti
altrimenti tanto vale lasciar perdere
ho solo i miei sogni per farmi piacere il mio lavoro dimmerda
ho solo i miei sogni per avere ancora la forza di pigiare i tasti
per uscire la sera
e innamorarmi ancora della prima sconosciuta incontrata per caso
per farmi piacere così tanto questa vita
che fa di tutto per farsi odiare
complicata come una formula
come una cellula e le utopie di Galeano
e tutti i miei processi all'intenzione
i tuoi vorrei ma non posso
i devo pensare ai miei che invecchiano
e tiriamoci via insieme dalla malinconia
che questo inverno del dodici pareva proprio una guerra fredda
non ci rinunciare ti dico
se non ce la facciamo adesso credimi
non ci sarà più spazio
e resteremo a prendere freddo nei nostri
chissà come sarebbe stato se...
Faye Goddard.
Piromani. Le luci della centrale elettrica.
avrei voluto mantenere lo spazio vuoto
per essere più leggero nei passaggi
ma pagine è quello che respiro
è quello che afferro tutte le volte che allungo la mano
quello che faccio cadere
che siede sulle mie sedie
"apriprò una libreria il giorno che mollerò questa cosa dello scrivere
come passivo e attivo
per restare comunque in contatto con quello che mi piace" dissi
ma sapeva troppo di ammutinamento già mentro lo dicevo
così mi persuasi ancora
che sarebbe stato tutto o niente
che sarebbe stato tutto
che non sarei stato uno scrittore
ma il migliore
il migliore degli anni venti
altrimenti tanto vale lasciar perdere
ho solo i miei sogni per farmi piacere il mio lavoro dimmerda
ho solo i miei sogni per avere ancora la forza di pigiare i tasti
per uscire la sera
e innamorarmi ancora della prima sconosciuta incontrata per caso
per farmi piacere così tanto questa vita
che fa di tutto per farsi odiare
complicata come una formula
come una cellula e le utopie di Galeano
e tutti i miei processi all'intenzione
i tuoi vorrei ma non posso
i devo pensare ai miei che invecchiano
e tiriamoci via insieme dalla malinconia
che questo inverno del dodici pareva proprio una guerra fredda
non ci rinunciare ti dico
se non ce la facciamo adesso credimi
non ci sarà più spazio
e resteremo a prendere freddo nei nostri
chissà come sarebbe stato se...
Faye Goddard.
Piromani. Le luci della centrale elettrica.
Correva sul cuore del rumore.
Certe vite, quando si
spezzano, non sono roccia o acciaio, ma come Maggio non fanno rumore quando
succede. Voi forse non ve lo ricordate, ma io Lester me lo ricordo, era un
disastro, sul serio, ma rimanemmo amici anche quando, verso la fine, diventò
come quelli cui devi dare una guerra da combattere se vuoi che respirino. Per vivere faceva il critico musicale, oggi
le sue recensioni sono state raccolte in grossi volumi e non sono più
considerate semplici pezzi per fanzine. Non c’era cosa che tu potessi pensare o
dire che lui non avesse già pensato e scritto meglio di te, ti veniva voglia di
attaccarti i fogli al collo come un Sambernardo, per citarlo e risultare
altrettanto brillante. Gli è sempre dispiaciuto non guadagnarsi il rispetto
come musicista. Sarebbe stato meglio mentire dicendogli che non sapeva
scrivere, piuttosto che dirgli la verità col fatto che come cantante non valeva
una vacca indiana, lo avresti ferito. Parte del problema era la consapevolezza,
molto dell’incanto svanisce quando conosci bene gli ingranaggi. Il suo eroe era
Lou Reed. Stessa cosa Peter Laughner, che più tardi fondò i Pere Ubu, prima di esserne buttato fuori. Lui di Lou Reed ci era morto. Si disse
pancreatine, ma noi sapevamo che era per Lou tanto quanto la diagnosi di Elvis
era stata PANINO. Volevano tutti essere Lou Reed, ma tutti si sono fatti male,
tranne Lou. Quando a Lester toccò intervistarlo si ubriacò che non riusciva a
stare in piedi. “Com’è Lou?” gli dissi, “una testa di cazzo, UNA GRANDISSIMA
TESTA DI CAZZO!”
In ogni caso la sua onestà non gli impedì di cambiare idea su Metal Machine Music. Aveva trentaquattro anni quando morì, era pieno di Darvon ,Valium e alcool. Sono sicuro che non intendeva uccidersi, anche se non era gran che felice negli ultimi tempi. Ci sono degli anelli spezzati in ogni generazione, la mia, quella prima, la vostra, il mio si chiama Lester Bangs.
Faye Goddard.
(Biografia in 30 righe di uno dei miei miti di sempre. Lester Bangs.)
In ogni caso la sua onestà non gli impedì di cambiare idea su Metal Machine Music. Aveva trentaquattro anni quando morì, era pieno di Darvon ,Valium e alcool. Sono sicuro che non intendeva uccidersi, anche se non era gran che felice negli ultimi tempi. Ci sono degli anelli spezzati in ogni generazione, la mia, quella prima, la vostra, il mio si chiama Lester Bangs.
Faye Goddard.
(Biografia in 30 righe di uno dei miei miti di sempre. Lester Bangs.)
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