Ci sono appuntamenti con la propria storia personale
che non puoi rimandare
cose che comunque vadano ti chiederanno di raccontare
cose che ti fanno sentire vicino a quei sogni
che hai cresciuto in silenzio e in disparte
sogni che sono venuti su con te
e ti hanno reso quello che sei come una biografia
mentre li tenevi nascosti al mondo come disonesti
e gli tenevi compagnia raccontandogli che presto
tutto andrà meglio
e sarà bello poter stare al sole insieme e dire
questi siamo noi
ora che la luce di tutte quelle stelle cadenti che hai implorato
per anni ti piove addosso
proprio quando non te lo aspettavi
abituato a difendere e a non avere ragione.
Affronterai tutto questo da solo
e in parte te la sei proprio andata a cercare così
che se le cose non sono come devono essere
allora è meglio che non sono affatto.
La tua storia personale parla anche di un tempo
in cui delle persone incantevoli le perdi magari anche solo
perché ti assomigliano troppo
e hai lasciato che ti dicesse addio vicino all'acqua
senza fare difetto
mentre le mentivi dicendole non ti ho pensata mai
mentre eri via
chiuso in te stesso così fottuto
da un passato che ancora subisci
fottuto dalla velocità
dalla scarsa pazienza
dal tempo che ti è stato concesso di vivere
come se ci fosse sempre qualcosa di meglio
che nemmeno riesci a immaginre
persone e posti e persino lavori che vorersti fare
così non ti esponi e quando il gioco comincia ad essere
anche solo un po' più complicato lo abbandoni
perché non ti è mai piaciuto perdere tempo
a leggere le istruzioni e a imparare le regole
e così lasci che si perda
lei la cui bellezza risiedeva nella vita che sprigionava
che aveva il dono della caffeina
che a starle accanto avevi solo voglia di startene a spasso
andare a un'altra festa, un'altra sigaretta
ancora parole e domande e non andare mai a dormire.
Eppure nonostante questo
la saluti e ridi
e nemmeno le hai detto
che ti mancherà.
Faye Goddard.
Io cerco te. Teatro degli orrori.
Chinese is nice è un luogo di sperimentazione, è un banco di lavoro, una rivista letteraria, il trapianto a cuore aperto di un romanzo.
lunedì 23 luglio 2012
giovedì 19 luglio 2012
Tutti i nostri no dove vuoi che ci portino...
Se la crisi è una marea, ti ho detto
noi siamo ciò che resta sul bagnasciuga
e tutti i nostri no da qualche parte ci porteranno
ma tu scuotevi sempre la testa
e non ti volevi arrendere
e perseveravi
con tutti i tuoi "ma neanche se mi pagano"
ma tanto non ti pagano...
e poi non è così importante, dissi
se non che stai bene e io
volevo solo farti ridere
tu che invece hai imparato così bene
la lezione sulla precarietà
che finisci con l'applicarla
persino ai sentimenti
quando almeno per quelli magari
non costa niente tenerci per mano
ma il terrore di stare male
le tante paure
e col cazzo che mi faccio fregare, dicevo io
che faccio la fine dei miei
o solo la fine dell'ultima volta
per cui magari è meglio
se corriamo a salvare poveri che non conosciamo
in parti del mondo
in cui non c'entriamo niente
piuttosto che esporci qui
tra i nostri simili
noi senza un minimo di equilibrio
rovesciati come utensili rotti
basterebbe lasciarsi andare
e capire che il futuro non è tutto
ora che mi aspettano per sapere cosa ho da dire
su ciò che scrivo
e io che l'ho sempre sognato
ti racconto che mi paralizza
ma può essere sai
che tutti i nostri no
da qualche parte ci abbiamo portato già.
Faye Goddard.
I cassonetti in fiamme fanno un odore strano...
noi siamo ciò che resta sul bagnasciuga
e tutti i nostri no da qualche parte ci porteranno
ma tu scuotevi sempre la testa
e non ti volevi arrendere
e perseveravi
con tutti i tuoi "ma neanche se mi pagano"
ma tanto non ti pagano...
e poi non è così importante, dissi
se non che stai bene e io
volevo solo farti ridere
tu che invece hai imparato così bene
la lezione sulla precarietà
che finisci con l'applicarla
persino ai sentimenti
quando almeno per quelli magari
non costa niente tenerci per mano
ma il terrore di stare male
le tante paure
e col cazzo che mi faccio fregare, dicevo io
che faccio la fine dei miei
o solo la fine dell'ultima volta
per cui magari è meglio
se corriamo a salvare poveri che non conosciamo
in parti del mondo
in cui non c'entriamo niente
piuttosto che esporci qui
tra i nostri simili
noi senza un minimo di equilibrio
rovesciati come utensili rotti
basterebbe lasciarsi andare
e capire che il futuro non è tutto
ora che mi aspettano per sapere cosa ho da dire
su ciò che scrivo
e io che l'ho sempre sognato
ti racconto che mi paralizza
ma può essere sai
che tutti i nostri no
da qualche parte ci abbiamo portato già.
Faye Goddard.
I cassonetti in fiamme fanno un odore strano...
Ci distraevamo e distraeVamo gli altri, che non potessero leggerci normali
Eravamo arresi, o sul punto di arrenderci. Questa era la nostra condizione. E lo sapevamo e questo era anche peggio. Vedevamo cambiarci più di quanto non potevano gli altri, avevamo paura, perchè in fondo lo sapevamo, l’avevamo sempre saputo, che prima o poi… Fino a quel momento allora ci eravamo strappatii capelli verso qualcosa a cui nuotavamo, ma senza scorrere, a fatica, controcorrente, come ci piaceva credere. Tutti verso qualsiasi cosa che non apparisse quello che avevamo intorno. Ma in fondo eravamo solo lettori di storie e cipiaceva immaginarci anche raccontarne, le nostre, a capotavola, tra un bicchiere e nipoti. Questo avevamo fatto fino a quel momento. Scritto enient’altro, storie che valesse la pena di raccontare. Del resto c’era quella faccenda del midollo della vita, che ci piaceva ricordarci a vicenda. La convinzione chese la vita è una, potevamo scegliere di viverne tante. Un giorno dire e dirsi di essere stati questo o quello e di aver visto questo o quello e di aver creduto a questo o a quello. Forse eravamo più immaturi degli altri non perché non crescevamo ma perché non smettevamo di immaginarci da vecchi. Mai. E preferivamo disegnarci delle rughe piuttosto che aspettarle. Così fino ad ora. Che tutto ciò che avevamo seguito sembrava trasformarsi in niente mentre l’orgoglio in invidia. Perché potevo esserlo anch’io, ma non ho voluto. Ma infondo non l’avevamo mai scelto, di essere, noi. Perché per noi tutto era uguale o diverso, ma collegato e piuttosto che seguire un filo, preferivamo soffocare nella rete. Esche per noi stessi. Perché potevamo essere tutto quando tutto era niente. Perché ci amavamo, ognuno se stesso, più di quanto riuscivamo ad amare chiunque altro,persino lei o lui che davvero, ci avevano amato. Davvero. Distratti, propensiall’autoritratto più che allo specchio. Li avremmo rimpianti. Se avevamo mai amato? Si e no. Si, a riempire le nostre storie, perché anche l’amore meritava un racconto. No, perché eravamo soli, ma ce ne accorgevamo soltanto ora. Orache amavamo un pò meno noi stessi e di amore ce ne avanzava, troppo. Prima fu così e ci piaceva, perché ci sembrava di imparare ed era tutto. Ora era diverso, perché per quante vite avevi potuto scegliere di vivere, alla fine le vedevi ridursi alla stessa, una, che da sola infondo non era poi nulla dispeciale.
Tanerc
LouisArmstrong, Potato head blues.
martedì 17 luglio 2012
E' tutto dire
Sono felice di essere qui
mentre il mondo fuori rotola nella solita mediocrità,
e noi ce ne stiamo avvinghiati
come radici alla terra,
come alghe nell’oceano;ed è tutto dire:
essere felice
non è mai stato facile,
non è mai stato nemmeno possibile
fino a quando non ti ho conosciuta;
e adesso,
adesso mentre il caffè profuma la casa
piena di tiepido sole mattutino,
io ti respiro,
come un fiore di campo
semplice e speciale
ti ammiro,
e tutto quello che sento
sono emozioni
mai provate prima,
emozioni libere da rime,
emozioni solo nostre
che nessuno può capire.
lunedì 16 luglio 2012
L’ultimo buco
I
suoi capelli conservavano ancora tutta la loro bellezza, lunghissimi e sottili
le scendevano tra le scapole scavate. Erano scuri, ma di un colore
indecifrabile, quello dei ricci di mare, un po’ neri, un po’ rossi, un po’
viola. A soli 30 anni però, Serena aveva visto la sua bellezza evaporare
rapidamente, il fisico prosciugarsi fino alle ossa. Le costole erano diventate
sottili canne di bambù ed in generale la sua magrezza era sconfinata
nell’innaturale. Dava, guardandola, il senso della fragilità, sembrava potesse
spezzarsi in qualsiasi punto da un momento all’altro.
L’eroina
l’aveva ridotta in quello stato, l’aveva depredata del senso della fame e tolto
30 chili di dosso. L’ago era diventato il suo unico dio, la sola cosa a cui
teneva ancora. Quello ed il suo figlioletto, nato pochissimi mesi prima dalla
relazione con un altro tossico che aveva, non appena saputo della gravidanza,
tolto le tende. Partiva, almeno stando a quanto le aveva raccontato, per la
Germania per ripulirsi da quella merda che ormai gli incrostava le vene. Di
fatto Serena non aveva saputo più nulla del padre del suo bambino e, nonostante
lui le aveva promesso che sarebbe tornato in tempo per la nascita di loro
figlio, per far sì che quella creatura avesse un padre vero e non quel fantasma
in cui l’aveva ridotto la droga, lei sapeva bene che non l’avrebbe rivisto più.
Conosceva quella bugia prima ancora che le fosse presentata come una
giustificazione. Tanto più che non le importava assolutamente nulla se lui fosse
tornato o meno, non se ne era mai innamorata e la sua presenza poteva solo
essere un impiccio in più. In quei mesi di gravidanza, ogni tanto, pensava che avrebbe dovuto smettere anche lei per il bene del piccolo, ma quel desiderio, sospinto dall’amore materno della donna che sente crescere una nuova vita nel suo grembo, veniva affossato inesorabilmente alla prima crisi d’astinenza. L’urgenza di bucarsi diventava l’unica ragione di vita e quando, iniettatasi quel veleno nelle vene, quella febbre si placava ed il senso di pace la invadeva, allora ripensava al bambino e giurava a se stessa, per tenere lontani i rimorsi della coscienza, che quello era l’ultimo buco che si sarebbe fatta sul braccio. Ma quelle promesse erano diventate decine e poi centinaia ed anche dopo il parto la storia non aveva cambiato il suo corso. Ed era ormai tanto profondo quel solco che in quella serata così afosa, Serena, bagnata di sudore e di disperazione, si era ritrovata con il suo bambino in un braccio e con l’ago nell’altro. Mentre uno cercava di sfamarsi del suo latte acido, aggrappandosi disperatamente a quel seno rinsecchito che neanche la gravidanza era riuscito a rinvigorire, l’altro le infondeva la morte, facendola scorrere lentamente nel suo corpo e liberandola da ogni colpa.
Darwes In China.
domenica 15 luglio 2012
Basta così...
Mentre tutti se ne vanno magari anche noi ce ne andiamo
lasciamo le cose a casa vecchia
le butteremo tutte via come partecipazioni di nozze non consumate
dal ponte di un fiume
andiamo lontano dove nessuno ci conosce
e magari la felicità ce la inventiamo
che qui non resta che brace spenta
e ricordi
insopportabili
di stanze vuote
e nomi che non si possono pronunciare
corriamo via più forte di un jet
le speranze che si sublimano sui finestrini
tra le nuvole
e saremo felici lontano vedrai
e potrò chiamarti tesoro in una lingua diversa
e tutte le cose avranno nomi che non ci immaginavamo
e vedrai tutto sarà di nuovo facile tipo l'anno scorso
in cui si rideva delle briciole sul tavolo
e saremo liberi
da tutte le solitudini così amare
settimane strane
avremo solo
programmi per il week end e non sarà poi così male
tornare quando saremo via
e tutti ci aspettaranno tornare
e saremo la novità di fine mese.
Faye Goddard.
Where is my mind. Pixies. (I know where is...)
lasciamo le cose a casa vecchia
le butteremo tutte via come partecipazioni di nozze non consumate
dal ponte di un fiume
andiamo lontano dove nessuno ci conosce
e magari la felicità ce la inventiamo
che qui non resta che brace spenta
e ricordi
insopportabili
di stanze vuote
e nomi che non si possono pronunciare
corriamo via più forte di un jet
le speranze che si sublimano sui finestrini
tra le nuvole
e saremo felici lontano vedrai
e potrò chiamarti tesoro in una lingua diversa
e tutte le cose avranno nomi che non ci immaginavamo
e vedrai tutto sarà di nuovo facile tipo l'anno scorso
in cui si rideva delle briciole sul tavolo
e saremo liberi
da tutte le solitudini così amare
settimane strane
avremo solo
programmi per il week end e non sarà poi così male
tornare quando saremo via
e tutti ci aspettaranno tornare
e saremo la novità di fine mese.
Faye Goddard.
Where is my mind. Pixies. (I know where is...)
White Riot.
Se hai perso la fiducia io so perché
ricordo quando e mi ricordo come è andata
ci sono passato e non è piaciuto a nessuno
stare distesi sul letto ad aspettare che passi la marea
ci hanno portato via come erbacce
mentre tutti correvano via
e se hai perso la fiducia io so perché e quando
fuori le sirene cantano da sole
e noi siamo stati calpestati come erbacce
mentre scappavamo come cani
e rifugiarci nei sottoscala non è stato abbastanza.
Andiamo al mare amore
con tutta la libertà che ci resta
fermi a guardarlo accovacciati sui talloni
potremmo agitarlo come una bandiera
di più non potrei fare
che starti a guardare
mentre perdi tutta la fiducia e io
non c'è niente che possa fare
per tenerti vicino
un mese ancora
oltre questo mese che passa in bocca ai gabbiani.
Faye Goddard.
Death. White Lies.
ricordo quando e mi ricordo come è andata
ci sono passato e non è piaciuto a nessuno
stare distesi sul letto ad aspettare che passi la marea
ci hanno portato via come erbacce
mentre tutti correvano via
e se hai perso la fiducia io so perché e quando
fuori le sirene cantano da sole
e noi siamo stati calpestati come erbacce
mentre scappavamo come cani
e rifugiarci nei sottoscala non è stato abbastanza.
Andiamo al mare amore
con tutta la libertà che ci resta
fermi a guardarlo accovacciati sui talloni
potremmo agitarlo come una bandiera
di più non potrei fare
che starti a guardare
mentre perdi tutta la fiducia e io
non c'è niente che possa fare
per tenerti vicino
un mese ancora
oltre questo mese che passa in bocca ai gabbiani.
Faye Goddard.
Death. White Lies.
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